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	<title>L&#039;olandese volante</title>
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	<description>Venti di Parole</description>
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		<title>Paolo Ferraro, la lucidità fatta persona.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Bertani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Onde dal web]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>Imprenditoria diluita</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi a bordo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dovrebbero essere controllati dal pubblico. Il loro design, il materiale che propongono, l'accesso a essi, dovrebbe essere il risultato della pubblica partecipazione, quantomeno nella misura in cui la gente vuole essere coinvolta, e io penso che lo voglia".</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Riceviamo  e pubblichiamo</p>
<div lang="x-unicode">
<div>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">di <strong>Marco Pontrandolfi</strong></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.linkedin.com/profile/view?id=162144410&amp;trk=tab_pro">http://www.linkedin.com/profile/view?id=162144410&amp;trk=tab_pro</a></p>
<p align="JUSTIFY">
</div>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Secondo lei, quale dovrebbe essere il ruolo dei media in una società sinceramente democratica?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dovrebbero essere controllati dal pubblico. Il loro design, il materiale che propongono, l&#8217;accesso a essi, dovrebbe essere il risultato della pubblica partecipazione, quantomeno nella misura in cui la gente vuole essere coinvolta, e io penso che lo voglia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Così risponde Noam Chomsky alla domanda dell&#8217;intervistatore David Barsamian.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può leggere l&#8217;intera conversazione all&#8217;interno del saggio &#8220;Il bene comune&#8221;, pubblicato in Italia da Edizioni Piemme S.p.a. nel 2004, capitolo &#8220;I media&#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">Ed in effetti si è verificato davvero il passaggio da un modello di fruizione verticale dei media ad un sistema di fruizione orizzontale. I programmi televisivi di intrattenimento possono essere commentati nel momento stesso in cui sono trasmessi. Un&#8217;osservazione interessante può dare spunto ad una discussione in tempo reale durante lo svolgimento di programmi giornalistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i prodotti editoriali di successo oggi sono creati anche dalle opinioni e dalle richieste dirette del pubblico, vero e spietato specchio su cui si riflettono i professionisti del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">I nuovi media, Twitter, hanno contagiato i media storici.</p>
<p style="text-align: justify;">Li hanno messi di fronte a quell&#8217;indefinito che è sostanza della vita reale e che ancora non aveva trovato il modo di farsi raccontare: l&#8217;imprevisto. E li hanno avvicinati ai fruitori.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;odiens non osserva, adesso fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se questo passaggio è avvenuto per i media, che dovrebbero rappresentare la voce della società, allora un&#8217;evoluzione equivalente non può non verificarsi anche negli altri settori che la società contemporanea sostengono.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove ancora è rimasto in atto un sistema monolitico e verticale deve intervenire la diluizione causata dalla partecipazione dal basso.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo vivendo la terza rivoluzione industriale. L&#8217;economia diventa digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le industrie saranno fatte sempre di più da computer e tastiere e meno da macchine utensili, lo dice l&#8217;Economist in un articolo consultabile on line datato 21 aprile 2012. Ci sarà silenzio e gli schermi dei lavoratori saranno occupati da software per la produzione, informazioni tecniche, informazioni generiche, foto, social network.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ciò che è capitato ai media è premessa necessaria di ciò che capiterà anche alla restante parte del mondo produttivo, allora sugli schermi i lavoratori si troveranno a leggere richieste, proposte riguardanti i nuovi prodotti, domande sui futuri progetti promozionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte di chi? Di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">E allo stesso tempo potranno essere condivise notizie rigurdanti le condizioni di lavoro, lo stress quotidiano, gli eventuali sfruttamenti, i successi personali ottenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">E alcuni segnali di questa evoluzione sono già riscontrabili: in Gran Bretagna i tribunali hanno la possibilità di imporre la pubblicazione sui media di una condanna ad un&#8217;azienda per incidente sul lavoro come deterrente per quelle organizzazioni che non intendano seguire le regole (Corporate Homicide Act, Parlamento Brittanico, 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;imprenditoria che porta gli operai Fiat di Termini Imerese ad occupare l&#8217;Agenzia delle Entrate per risolvere la vita di 2.200 lavoratori, tra cui 670 esodati, deve ora aprirsi al nuovo modello che i media stanno proponendo se vuole avere successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è ancora molto da condividere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non smette di rimbalzare tra le pareti degli italiani pensanti l&#8217;eco di una notizia che rende bene l&#8217;idea di che cosa è ancora ricoperto il terreno su cui camminano: il Trota, eletto con grande maggioranza dal suo popolo, guadagnava 150.660 euro netti l&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Infinite jest.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Spagna nella bufera. La più importante banca nazionale cola a picco in borsa.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Onde dal web]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sergio Di Cori Modigliani I francesi, di solito, vengono definiti i nostri “cugini”. E gli spagnoli? Spero che non siano i nostri fratelli, nel senso di appartenenti alla stessa famiglia, con i quali dovremo condividere, quindi, lo stesso destino. Nelle ultime ore i dispacci di agenzia provenienti dalla Spagna e le notizie sulla web [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div dir="ltr">
<div style="text-align: right">di <strong>Sergio Di Cori Modigliani</strong></div>
<div style="text-align: right"></div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">I francesi, di solito, vengono definiti i nostri “cugini”. E gli spagnoli? Spero che non siano i nostri fratelli, nel senso di appartenenti alla stessa famiglia, con i quali dovremo condividere, quindi, lo stesso destino.</div>
<div style="text-align: justify">Nelle ultime ore i dispacci di agenzia provenienti dalla Spagna e le notizie sulla web iberica sono davvero frastornanti. Comunque sia, una cosa è certa, cioè l’unica sulla quale sono tutti d’accordo: 400.000 persone, per lo più ceto medio, si ritengono “truffate e ingannate” dalla banca Bankia, una delle più solide e grosse del Regno di Spagna, garantita dal governo e dal Re, la quale esattamente un anno fa –era il 25 giugno 2011- presentò un piano di rifinanziamento e investimento approvato con applausi sia dalla BCE che dal Fondo Monetario Internazionale con inviati europei che volarono a Madrid e in televisione spiegarono al dimissionario Zapatero come si dovevano fare davvero le cose. Lanciarono un’offerta pubblica di azioni, invitando la popolazione ad acquistare azioni, sostenendo che faceva parte di un piano economico che avrebbe poi aperto la strada a crediti agevolati alle imprese. 400.000 persone abboccarono, fidandosi, visto che lo diceva l’Europa, consulenti del re, Zapatero balbettava un sì certo lo farei anch’io e il candidato dell’opposizione Rajoy (poi eletto a settembre) incitava in televisione la gente “a dare il proprio contributo per la ripresa economica”. In massa, gli spagnoli acquistarono il titolo pagandolo la cifra tra 3,5 e i 4,12 euro ad azione, consentendo alla banca un rastrellamento di circa 2 miliardi di euro. Ciò che agli investitori non era stato detto consisteva nel fatto che quei soldi servivano per pagare dei mostruosi interessi passivi su investimenti speculativi dei derivati che erano andati male a J.P. Morgan, la quale –a sua volta- li ha persi, procurandosi un buco di circa 3 miliardi di dollari. Chi acquistava il titolo, lo depositava poi in banca come garanzia per avere prestiti. Morale della favola: il titolo, in undici mesi ha perso il 75% del valore e oggi in borsa valeva 1,2 euro. La banca, quindi, chiede a chi ha avuto il credito di pagare la differenza perché il titolo vale oggi il 75% di meno. Soltanto a Madrid si calcola che circa 30.000 famiglie (per lo più dipendenti pubblici e piccoli professionisti) sono rovinati e hanno perso tutto. Non soltanto la banca li ha ingannati. Ma adesso pretende il pagamento del differenziale. La gente è inferocita.</div>
<div style="text-align: justify">Le notizie che vengono dalla Spagna si dividono in due categorie: A). Ufficiali. Tutti d’accordo. “Non è assolutamente vero che sono stati ritirati dai correntisti soldi in contanti e la voce è completamente destituita da ogni fondamento. Il titolo va male in borsa perché siamo oggetto di speculazione finanziaria internazionale”. B). Networks indipendenti. Nelle radio, nelle piccole televisioni locali e in rete, invece, si cominciano a sommare le voci facendo calcoli empirici dai quali verrebbe fuori –come sostiene in Italia rainews24e Milano Finanza- che sono stati ritirati dalle banche circa 1 miliardo di euro negli ultimi quattro giorni.</div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">Splendida (si fa per dire) una intervista che sta facendo il giro della Spagna a un consulente finanziario della borsa di Lisbona, al quale hanno chiesto se anche in Portogallo stesse accadendo la stessa cosa. “Da noi no, non c’è più niente da ritirare”.</div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">Non è facile riuscire a districarsi tra la miriade di informazioni, spesso contrastanti, che provengono dalla Spagna. Ma una cosa mi sembra certa e lampante: nessun esponente politico, né tantomeno dirigenti bancari dal commesso di cassa fino al presidente, forniscono notizie attendibili alla cittadinanza. Stanno colando a picco, e cercano di raschiare il barile fintantoché è possibile.</div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">Notoriamente, quando una banca è in difficoltà grave, l’ultima cosa che fa è dirlo in giro. Non solo. Tanto più va a fondo, tanto più emettono comunicati ottimisti.</div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">Guardandolo dall’esterno è uno scenario affascinante; per noi che, invece, ci siamo dentro, definirlo inquietante è dir poco. Queste sono persone che vivono in un mondo altro, che non ha nessuna relazione e nessun rapporto con il mondo reale delle persone.</div>
<div style="text-align: justify">Basterebbe pensare che Alessandro Profumo (buttato fuori da Unicredit qualche anno fa con una liquidazione intorno ai 45 milioni di euro e una pensione di circa 800.000 euro all’anno) ha annunciato, due mesi fa, che intendeva dedicarsi alla politica attiva (nel PD) è stato assunto come Presidente di MPS (Monte dei Paschi di Siena) con uno stipendio di circa 6 milioni di euro l’anno più benefits e rimborsi spese. Da quando ha preso il controllo della banca, il titolo in borsa a Milano ha perso circa il 30% del suo valore. Il 9 marzo il titolo valeva 0,42 euro. Oggi, vale 0,20. In meno di tre mesi ha perso il 51% del suo valore. Ad aprile, esaltato come principe del managers che davvero se ne intendono, ha girato i salotti buoni di tutta la Toscana –in alcuni casi addirittura presentandosi insieme a Stefano Fassina perché adesso Profumo fa il sinistro- spiegando come e perché la banca è solida, sana ed è un investimento sicuro e garantito, convincendo imprenditori e famiglie ad acquistare il titolo. Ha raccolto circa 600 milioni di euro. Migliaia e migliaia di famiglie toscane hanno abboccato. Da allora è sceso del 22%.</div>
<div style="text-align: justify">In compenso hanno aumentato lo stipendio a tutti gli alti dirigenti.</div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">Prima o poi (quantomeno me lo auguro) la gente si sveglierà anche in Italia e comincerà a chiedere conto su tutto ciò.</div>
<div style="text-align: justify"></div>
<div style="text-align: justify">Wall Street Journal, Dow Jones, Fitch, Moody’s considerano il titolo MPS “spazzatura”.</div>
</div>
<div style="text-align: justify"></div>
</div>
<div>
<div style="text-align: justify">Fonte: <a href="http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/">http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/</a></div>
</div>
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		<title>Euro terrore</title>
		<link>http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/05/16/euro-terrore/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Stugi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro vento]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi a bordo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
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		<category><![CDATA[Hollande]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stugi Marco &#160; In Europa cambia il vento, e se le elezioni da poco concluse in Francia, Germania e Grecia sembrano dire che ci sia un cambiamento in atto, non s’intravede comunque quale sarà la posizione predominante degli stati membri dell’Unione Europea. Le cifre sconfortanti di una crisi, la quale ha portato a indebitare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Stugi Marco</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">In Europa cambia il vento, e se le elezioni da poco concluse in Francia, Germania e Grecia sembrano dire che ci sia un cambiamento in atto, non s’intravede comunque quale sarà la posizione predominante degli stati membri dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify">Le cifre sconfortanti di una crisi, la quale ha portato a indebitare in maniera esponenziale l’Eurozona, deprezzando la moneta e creando una crisi occupazionale senza precedenti, sta provocando uno scossone  largamente prevedibile.</p>
<p style="text-align: justify">Hollande sale al governo in Francia sostituendo il filo Europeista Sarkozy, colpevole di aver assecondato le politiche di austerità e pareggio di bilancio dell’Unione monetaria.</p>
<p style="text-align: justify">Il vero cavallo di battaglia, che ha condotto nuovamente i socialisti alla presidenza francese, è stato appunto la promessa di rivedere il patto fiscale con l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify">Ben più grave e indicativa è la situazione Greca: la sinistra estrema di Syrizia è accreditata di un 25%, che la proclamerebbe primo partito ellenico, ma che non è, e non sarà sufficiente per costituire un governo.</p>
<p style="text-align: justify">La loro posizione è chiara: “fuori dall’euro e subito”. Le conseguenze di un’eventuale uscita dalla moneta unica da parte della Grecia, si farebbero certamente sentire, ma non certo dal punto di vista economico, come vorrebbe far credere una “stampa terrorista, ” che continua a divulgare cifre catastrofiche, quanto per l’esempio che originerebbe agli altri Stati europei.</p>
<p style="text-align: justify">L’ economia Greca, come ci spiega il <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=10302">Prof. Bagnai</a> costituisce circa il 3% del P.I.L. dell’eurozona e quindi, decretare che la sua uscita possa costare circa 11.000 euro a ogni cittadino europeo, che moltiplicando questa somma per ognuno di loro costituirebbe una volta e mezzo il P.I.L. della Germania, è puro terrorismo mediatico.</p>
<p style="text-align: justify">Aggiungo, che noi, popolo tra i maggiori risparmiatori d’Europa, siamo maggiormente sensibili a questa forma di terrorismo, perché timorosi di perdere ulteriormente quel “gruzzoletto” custodito e accumulato grazie ai nostri padri, nelle nostre banche.</p>
<p style="text-align: justify">La guerra di cifre e l’analisi che mostra la carta stampata, la quale stima una possibile uscita dall’Euro con una svalutazione monetaria, che potrebbe arrivare fino al 60%, costituiscono unicamente una ventata di terrore, destinata a intimorire ulteriormente i cittadini dell’eurozona e a mantenerli ingabbiati (ancora per poco) all’ interno del ricatto monetario.</p>
<p style="text-align: justify">Non sono un’ economista e quindi non posso esprimere la formula magica, che molti stanno dibattendo sui giornali e sullo stesso web, dove tra lo sconforto generale si cerca una soluzione o riesumando le dottrine Keynesiane, (ora suggerite anche da <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=10300">Luciano Gallino</a>) da utilizzare per improntare un piano nazionale sul lavoro, o in alternativa con sistemi di decrescita controllata, attraverso la quale tornare all’ autoproduzione.</p>
<p style="text-align: justify">Anche in Italia le elezioni amministrative hanno lasciato il segno e il dilagante “Grillismo”, ha portato il Movimento 5 stelle a raggiungere importanti  cifre elettorali come il 20% nel comune di Parma, lasciando intravedere una gran voglia di cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify">Se da una parte ciò è positivo, bisogna anche sperare che questi notabili professionisti senza macchia, siano in grado di contrastare quei poteri forti, economico-finanziari, che faranno di tutto per metterli in disagio, screditarli e vessarli, visto la loro scarsa dimestichezza politica.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che manca in questo contesto è un piano nazionale, che al di là dei proclami e delle buone intenzioni faccia intravedere una possibile uscita dalla crisi e razionalizzi una eventuale uscita dall’ eurozona.</p>
<p style="text-align: justify">Questa eventualità non sembra essere più remota. Nel caso la Grecia dovesse dichiararsi out e riuscire ad ottenere dei benefici nel giro di pochi anni, placando la sicura svalutazione della sua moneta, attraverso un ritorno al turismo nella penisola, sospinto dal cambio favorevole della Dracma svalutata, riportando moneta estera nelle proprie banche (oltre che lo stesso euro) con le quali incrementare il P.I.L e  tenere cosi a bada l’ inflazione, potremmo essere tentati anche noi di uscire con le nostre gambe.</p>
<p style="text-align: justify">Pur senza ricorrere ad argomentazioni accademiche, bisogna ricordare che la crisi dei mercati è stata sempre indotta dallo spostamento o controllo di grossi capitali che non costituiscono di sicuro delle liquidità, bensì, lo spostamento di titoli cartacei, che non hanno niente a che fare con il valore dei grandi flussi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify">Questo per dire che il nulla è stato creato e dal nulla tutti possiamo risorgere, importante sarebbe puntare il dito su di una strategia ben definita. In questo momento credo che l’Europa più di ogni cosa abbia bisogna di dare forza all’occupazione in modo da risollevare la domanda aggregata.</p>
<p style="text-align: justify">In questo immenso calderone che la crisi ha determinato da anni, inoltre, ci siamo dimenticando di un fattore importantissimo: “L’energia”.</p>
<p style="text-align: justify">L’eccessivo costo del petrolio, che sta avvilendo ulteriormente tutta l’eurozona, non è determinato soltanto dalla crisi, o dai cambi monetari, ma certamente da un picco estrattivo raggiunto da anni.</p>
<p style="text-align: justify">Mentre tutti ci troviamo qui a dibattere euro sì, euro no, nessun partito o movimento illustra come sviluppare e soprattutto “finanziare”, un inevitabile piano energetico.</p>
<p style="text-align: justify">A voler trovare un lato positivo in questa crisi, lo individuerei nel minor traffico sulle nostre strade e al conseguente (anche senza dati alla mano) minor livello d’inquinamento che ne consegue.</p>
<p style="text-align: justify">Il mio auspicio è che dai movimenti che stanno nascendo in tutta Europa, come quello degli indignados, che in questi giorni stanno manifestando “pacificamente” sulle strade di mezza Europa, nasca una nuova coscienza di classe, e che soprattutto, attraverso il loro confronto, possa essere redatto un manifesto programmatico che unisca finalmente le varie forze, determinando “le priorità” per uscire da una crisi, che a differenza delle altre, non lascia intravedere la fine.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente credo sia difficile immaginare adesso una nostra uscita dall’euro, proprio perché non c’è un vero piano politico. Come gestire il debito? Dove investire? Come riformare il nostro parlamento?</p>
<p style="text-align: justify">Concludo citando le parole della <strong>legge di Murphy</strong>:</p>
<p style="text-align: justify">1) Se è verde o si muove, è biologia. 2) Se puzza, è chimica 3) Se non funziona, è fisica. 4) Se non si capisce, è matematica. 5) Se non ha senso, è <strong>economia</strong> o psicologia.</p>
<p style="text-align: justify">Forse dovremmo smetterla di preoccuparci eccessivamente di un qualcosa le cui regole sono dettate unicamente dalla nostra voglia di “avere”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’Egitto e la verità suprema</title>
		<link>http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/05/14/legitto-e-la-verita-suprema/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 18:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mahmoud Jaran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il XIII Guerriero]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi a bordo]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni egitto 2012]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mahmoud Jaran Forma Nessuno può negare l’importanza storica del “faccia a faccia” tra i due politici che, secondo gli ultimi sondaggi, incarnano i principali candidati a guidare l’Egitto post-Mubarak. Il dibattito elettorale trasmesso televisivamente, simile, per non dire uguale, a quello  statunitense o francese, è di fatto il primo in assoluto nella storia egiziana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Mahmoud Jaran</strong></p>
<p><strong>Forma</strong></p>
<p style="text-align: justify">Nessuno può negare l’importanza storica del “faccia a faccia” tra i due politici che, secondo gli ultimi sondaggi, incarnano i principali candidati a guidare l’Egitto post-Mubarak. Il dibattito elettorale trasmesso televisivamente, simile, per non dire uguale, a quello  statunitense o francese, è di fatto il primo in assoluto nella storia egiziana.</p>
<p style="text-align: justify">È stato considerato da milioni di egiziani ed arabi un evento straordinario, in quanto offre una prima parvenza di vita democratica nel Paese più grande del Mondo Arabo. Non solo: l’Egitto, con questa trasmissione, si è accostato rapidamente alla mondialità. Potete anche chiamarla … post-modernità!</p>
<p style="text-align: justify">Le emozioni? Il dibattito ha suscitato impressioni rapportabili, per certi versi, a quelle che abbiamo provato assistendo alla premiazione di Naguib Mahfuz, primo autore arabo a ricevere il Premio Nobel per la letteratura dopo ottantasette anni di inspiegabile disinteresse che la comunità letteraria occidentale aveva riservato alle varie forme di espressione scritte in una della lingue più parlate del mondo: l’arabo.</p>
<p style="text-align: justify">La narrativa araba da allora è considerata “applicabile” a tutta l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify">E Omar Sharif? Il prestigiosissimo Golden Globe come miglior attore debuttante, per <em>Lawrence d’Arabia</em>, ha lanciato l’attore egiziano alla mondialità.</p>
<p style="text-align: justify">È vero che il dibattito politico ha avuto luogo in “territorio locale”, così come le ambientazioni dei romanzi di Mahfuz ed il kolossal di David Lean, ma le forme: democrazia, il genere “romanzo” ed il cinema provengono dall’occidente.</p>
<p style="text-align: justify">È chiaro! Per chi non lo sappia, chi vuole l’universalità, deve prima <em>imitare</em> l’occidente. Il rischio, però, è quello stesso affrontato da Platone a proposito dell’estetica come “mimesi” della natura: ossia, imitare l’occidente tiene l’altro a due gradi di distanza dalla “verità suprema”. Loro non <em>sono</em> noi;  al limite, loro sono <em>come</em> noi.</p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p><strong>Contenuto</strong></p>
<p style="text-align: justify">I due candidati provengono da due realtà ed esperienze diverse: Amr Moussa, un veterano diplomatico, è stato segretario generale della Lega araba e soprattutto ministro degli esteri egiziano nel periodo tra il 1991 e il 2001, cioè in piena epoca Mubarak.</p>
<p style="text-align: justify">L’altro, invece, Abdel Moneim Aboul Fotouh, un politico di orientamento islamico moderato, ex Fratelli Musulmani, è sempre stato un ferreo oppositore all’ancien regime ed, in modo particolare, alle presidenze di Anwar Sadat e di Hosni Mubarak.</p>
<p style="text-align: justify">La diplomazia di Moussa gli ha infuso grande tranquillità e massima concentrazione durante il dibattito; gli anni del carcere e la lunga persecuzione hanno insegnato Aboul Fotouh ad essere umile e rispettoso. Sono riusciti, entrambi, a condurre una discussione “civile”. Insomma, sono stati troppo educati per uno spettacolo elettorale.</p>
<p style="text-align: justify">Quattro ore di dibattito non sono bastate, tuttavia, per reciproche accuse personali. C’era da aspettarselo: dopo trent’anni di crudele dittatura, all’egiziano medio non tornavano i conti sulla camuffata e soprattutto irrisolta disputa tra il burocrate “laico” ed il militante “islamista”. I punti deboli di entrambi i candidati non riguardano infatti la loro agenda politica futura, bensì il loro passato politico.</p>
<p style="text-align: justify">Ed ecco le basi scontatissime su cui i rivali politici hanno preparato i loro attacchi: Aboul Foutoh ha ribadito molte volte il fatto che Moussa avesse sempre fatto parte della vecchia guardia e che per questo è da considerarsi uno degli ex-uomini di Mubarak; e l’altro ha rimproverato al primo di appartenere alla “Jamaa Islamiya” ed alle sue violente ideologie.</p>
<p style="text-align: justify">Benché le accuse sembrassero gravissime e abbastanza per far crollare due miti a decine di milioni di votanti, il contrattacco è stato altrettanto efficace: Aboul Foutoh ha semplicemente negato che la violenza possa essere una componente fondamentale della filosofia dei Fratelli Musulmani; e Moussa ha voluto convincere il pubblico che nell’era di Mubarak, ed in modo particolare nell’ultimo decennio del secolo scorso, l’unico versante politico a funzionare era quello degli affari esteri. In più, quando Mubarak è caduto, egli non faceva più parte del sistema.</p>
<p style="text-align: justify">All’egiziano medio non dovrebbero essere sfuggite le falsità di tali risposte. Ma, lo show mediatico doveva, come dettano le regole del mercato, andare avanti.</p>
<p style="text-align: justify">Ci voleva, insomma, meno battibecco e più retorica. Sanità, educazione, disoccupazione, futuro senza corruzione sono, indubbiamente, argomenti più adatti, più spettacolari. Entrambi hanno tentato di sfamare milioni di bocche da Damietta ad Aswan con parole piene di speranza, salute e farina.</p>
<p style="text-align: justify">Sarebbe davvero interessante discutere su sanità, istituzioni corrotte <em>et simila</em> se nel Paese non fosse al comando l’esercito.</p>
<p style="text-align: justify">Ma l’istituzione militare, che controlla tutto dal 1952 fino a oggi, rappresenta un “divieto sacrale”. Pochissimi minuti, infatti, sono stati dedicati alla zona proibita! I candidati hanno agito trascurando il primo ostacolo da superare per ottenere un futuro stato democratico.</p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p style="text-align: justify">Il resto contenutistico dello show è proseguito secondo il modello occidentale: idee moderate; demagogia gratuita; manipolazione semantica. Uno definisce Israele come “nemico”, l’altro come “avversario”; l’alleanza con gli Usa ora è “importante”, ora è “fondamentale”.</p>
<p style="text-align: justify">Qualcuno ricorda le parole di Romano Prodi sull’alleanza atlantica nelle elezioni del 2006? Quando disse: “anch’io saluto Bush, ma con mani senza sangue”. Tante grazie!</p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p style="text-align: justify">Peccato che gli altri undici candidati non fossero presenti. Il capitale, le leggi dello spettacolo televisivo e la voglia di imitare la democrazia occidentale bipolare non lo hanno permesso.</p>
<p style="text-align: justify">Peccato che, in questo primo evento democratico, non siano comparsi i giovani … quelli che hanno lanciato la prima fiamma in Piazza Tahrir e non hanno mollato prima che cadessero le teste del sistema. Peccato che i giovani egiziani non vengano ascoltati e non venga dato loro il diritto di rappresentanza. Temiamo che serviranno per sempre al sistema come “cornice” del futuro Egitto.<a href="http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/05/14/legitto-e-la-verita-suprema/yosrimu/" rel="attachment wp-att-3922"><img class="alignright" src="http://www.lolandesevolante.net/wp-content/uploads/2012/05/yosrimu-200x112.jpg" alt="" width="190" height="106" /></a> Il dibattito tra il sessantaduenne Aboul Foutoh ed il settantaseienne Moussa è stato moderato da due bei giovani, una ragazza affascinate ed un ragazzo preparato. A questi, però, non è stato concesso di intervenire o commentare; avevano piuttosto la funzione di clessidra, dovendo comunicare agli ospiti il tempo rimanente e, sempre e comunque, con una faccia esageratamente sorridente.</p>
<p style="text-align: center">***</p>
<p style="text-align: justify">L’occidente, che peraltro sta cadendo a pezzi dopo cinque secoli di egemonia politica, economica e culturale, rimarrà per questi signori un modello da <em>imitare</em>, tenendoli però lontani, questa volta a tre gradi, considerato anche il contenuto, dalla “verità suprema”.</p>
<p style="text-align: center">***</p>
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		<title>Georgia Guidestones: l&#8217;obelisco sacro dei dominatori del mondo.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Blandino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Onde dal web]]></category>

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		<description><![CDATA[Georgia Guidestones: guida post apocalisse &#160; Le Georgia Guidestones è uno dei monumenti più discussi ed enigmatici della storia moderna. E&#8217; composto da 6 pietre di granito, alcune delle quali riportano un messaggio che indica 10 consigli, in otto lingue moderne e 4 antiche, su come l&#8217;umanità debba sopravvivere dopo un&#8217;apocalisse.Considerata la Stonenghe Americana, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.ditadifulmine.com/2010/02/georgia-guidestone-guida-post.html">Georgia Guidestones: guida post apocalisse</a></h3>
<div></div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div><a href="http://1.bp.blogspot.com/_JbOknwQdKo4/S4lMxMQVo2I/AAAAAAAADn4/XpzlaYjriUU/s1600-h/gg3.gif"><img src="http://1.bp.blogspot.com/_JbOknwQdKo4/S4lMxMQVo2I/AAAAAAAADn4/XpzlaYjriUU/s400/gg3.gif" alt="Georgia Guidestone" border="0" /></a>Le Georgia Guidestones è uno dei monumenti più discussi ed enigmatici della storia moderna. E&#8217; composto da 6 pietre di granito, alcune delle quali riportano un messaggio che indica 10 consigli, in otto lingue moderne e 4 antiche, su come l&#8217;umanità debba sopravvivere dopo un&#8217;apocalisse.Considerata la Stonenghe Americana, le Georgia Guidestone (che tradotto significa &#8220;Le Pietre Guida della Georgia&#8221;) si trovano nella Contea di Elbert, in Georgia, USA. Il monumento è alto circa 6 metri, per un peso complessivo di oltre 100 tonnellate, ed è strutturato in questo modo: una pietra sta al centro, come un pilastro, e quattro le &#8220;ruotano&#8221; attorno, allineate astronomicamente. Una pietra è invece posta sulla cima, poggiando sul pilastro centrale e sulle 4 pietre a raggiera.Nessuno sa esattamente chi abbia commissionato il monumento. L&#8217;unico indizio viene da una piastra di roccia posta non molto distante dalle Georgia Guidestone, che riporta le dimensioni del monumento e spiega come il complesso di pietre sia orientato astronomicamente attraverso una serie di fori.</p>
<p>LA STORIA</p>
<p>Questa sarebbe la storia sull&#8217;origine del monumento e sulla natura del committente: un giorno di giugno 1979, un uomo che si fece chiamare Robert C. Christian entrò negli uffici della Elberton Granite Finishing, un&#8217;azienda che lavora il granito, dicendo di rappresentare un &#8220;piccolo gruppo di leali americani&#8221; che stavano pianificando l&#8217;installazione di un complesso di pietra insolitamente grande.<br />
Elberton, sede della Elberton Granite Finishing, è conosciuta come la capitale mondiale del granito, dato che pare che le cave locali producano il miglior granito del mondo.</p>
<p>Non appena Christian iniziò a descrivere l&#8217;opera che voleva commissionare alla Elberton Granite, Joe Fendley, presidente della compagnia, sgranò gli occhi e si mise ad ascoltare: non solo quell&#8217;uomo stava chiedendo delle pietre più grandi di qualunque altra mai estratta nella contea, ma voleva tagliarle, levigarle, ed assemblarle in una sorta di enorme meccanismo astronomico.</p>
<p>Alla richiesta di un perchè, Christian spiegò che la struttura sarebbe servita da bussola, calendario ed orologio, e che avrebbe riportato una serie di linee guida in otto differenti linguaggi. Sarebbe stata in grado di resistere a quasi tutti gli eventi catastrofici, in modo tale che gli individui che sarebbero sopravvissuti avrebbero avuto una guida per ristabilire al meglio la civiltà.</p>
<p>Fendley tentò di scoraggiare l&#8217;uomo, dicendo che ci sarebbe voluto tempo e molto, molto denaro. Ma l&#8217;uomo si limitò a chiedere quanto tempo sarebbe stato necessario.<br />
Christian poi rivelò che il suo nome era in realtà uno pseudonimo, e che il gruppo dietro al progetto aveva pianificato l&#8217;opera da almeno 20 anni, volendo però rimanere anonimo per sempre.<br />
Tant&#8217;è che il pagamento dell&#8217;opera avvenne attraverso il trasferimento di fondi da differenti banche, con l&#8217;intento (dichiarato) di far rimanere anonimi i finanziatori del monumento.</p>
<p>IL MONUMENTO</p>
<p>La realizzazione si rivelò così complessa per Fendley, soprattutto per via dei numerosi risvolti astronomici, che la compagnia dovette assumere un astronomo della University of Georgia.<br />
Le quattro rocce esterne infatti sono state orientate sulla base del movimento annuale del sole. La colonna centrale invece fu orientata sulla base di due misure: la posizione della Stella Polare (visibile attraverso un foro in ogni momento dell&#8217;anno) e la posizione del sole durante i solstizi e gli equinozi.<br />
A complicare il tutto, un foro di quasi 20 centimetri sulla pietra in cima proietta, ogni giorno verso il tramonto, un raggio solare che colpisce la pietra centrale, indicando il giorno dell&#8217;anno.</p>
<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_JbOknwQdKo4/S4lMw9-TMyI/AAAAAAAADnw/qVmbYJrC1MY/s1600-h/ff_guidestones3_f.jpg"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_JbOknwQdKo4/S4lMw9-TMyI/AAAAAAAADnw/qVmbYJrC1MY/s400/ff_guidestones3_f.jpg" alt="Georgia Guidestone" border="0" /></a><br />
Ma la cosa più misteriosa (se già quanto descritto non lo fosse) del monumento sono le iscrizioni: 10 &#8220;regole&#8221;, scritte in otto lingue moderne, si trovano su ogni facciata delle quattro pietre a raggiera.</p>
<p>Le lingue utilizzate sono: inglese, spagnolo, russo, cinese, arabo, ebraico, hindi e swahili. Le scritte in differenti linguaggi riportano lo stesso insieme di regole, che sono:</p>
</div>
<ol>
<li>Mantieni l&#8217;umanità sotto i 500 milioni in perenne equilibrio con la natura</li>
<li>Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità</li>
<li>Unisci l&#8217; Umanità con una nuova lingua viva</li>
<li>Domina passione, fede, tradizione e tutte le cose con la sobria ragione</li>
<li>Proteggi popoli e nazioni con giuste leggi e tribunali imparziali</li>
<li>Lascia che tutte le nazioni si governino internamente, e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale</li>
<li>Evita leggi poco importanti e funzionari inutili</li>
<li>Bilancia i diritti personali con i doveri sociali</li>
<li>Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l&#8217;armonia con l&#8217;infinito</li>
<li>Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura</li>
</ol>
<div>Ma le stranezze non finiscono qui. Se questi moderni &#8220;10 comandamenti&#8221; non fossero sufficienti, ecco che su ogni bordo della lastra di copertura compare un&#8217;altra iscrizione, per quattro volte, ed in quattro lingue antiche: Babilonese, Greco, Sanscrito e geroglifici egiziani. La scritta recita:Lascia che queste pietre-guida conducano ad un&#8217;Era della RagioneC&#8217;è inoltre una tavola di pietra che fornirebbe una spiegazione parziale del monumento.</p>
<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_JbOknwQdKo4/S4lMwHl2mSI/AAAAAAAADno/Br4VS56DRm4/s1600-h/gg1.gif"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_JbOknwQdKo4/S4lMwHl2mSI/AAAAAAAADno/Br4VS56DRm4/s400/gg1.gif" alt="Georgia Guidestone" border="0" /></a>Al centro della lastra è scritta la data d&#8217;inaugurazione:</p>
<p>The Georgia Guidestones<br />
Center cluster erected March 22, 1980</p>
<p>Subito sotto:</p>
<p>Lasciate che queste siano pietre-guida per un&#8217;Era della Ragione</p>
<p>Ai lati sono scritti i nomi di antichi linguaggi, mentre sulla parte sinistra della tavola sono riportati alcuni dati relativi al monumento:</p>
<p>Astronomic Features<br />
1. channel through stone<br />
indicates celestial pole.<br />
2. horizontal slot indicates<br />
annual travel of sun.<br />
3. sunbeam through capstone<br />
marks noontime throughout<br />
the year</p>
<p>Author: R.C. Christian<br />
(a pseudonyn) [sic]</p>
<p>Sponsors: A small group<br />
of Americans who seek<br />
the Age of Reason</p>
<p>Time Capsule<br />
Placed six feet below this spot<br />
On<br />
To Be Opened on</p>
<p>Esatto, sotto sarebbe sepolta una capsula del tempo&#8230;</p>
<p>Sulla destra invece vengono riportate le misure ed il peso delle pietre che compongono le Georgia Guidestone.<br />
Al centro, sotto le due colonne sopra citate, vengono riportati i linguaggi utilizzati per scrivere le 10 &#8220;regole&#8221;.</p>
<p>CONTROVERSIE</p>
<p>Fin da prima dell&#8217;inaugurazione del monumento, il 22 marzo del 1980, ci sono state polemiche sulle Georgia Guidestone.<br />
Uno dei primi fu un pastore locale, James Travenstead, che affermò che un gruppo occulto avesse creato le Georgia Guidestone allo scopo di commettere un qualche sacrificio di natura non meglio nota.</p>
<p>Una delle proccupazioni principali sembra venire dalla prima &#8220;regola&#8221;, mantieni l&#8217;Umanità sotto i 500 milioni. Attualmente siamo circa 6 miliardi, il che significa che solo un dodicesimo della popolazione mondiale avrebbe il diritto a rimanere in vita sul nostro pianeta, stando alla frase incisa nela roccia.</p>
<p>Altro punto molto discusso è quello su &#8220;Guida la riproduzione saggiamente&#8221;, che suona molto da eugenetica nazista, anche se potrebbe soltanto essere un riferimento ai 500 milioni indicati in precedenza e sulla necessità di un controllo della riproduzione per non sforare oltre la popolazione-limite.</p>
<p>Per il resto, non sembrano consigli così sconvolgenti, se non per il fatto che sono stati appositamente scritti in caso di un&#8217;apocalisse di qualche genere.</p>
<p>Poco dopo l&#8217;inaugurazione, le paure di Travenstead divennero realtà: il monumento divenne una delle località preferite da una serie di &#8220;streghe&#8221; e da aderenti a correnti pagane. Sebbene nessun sacrificio umano o animale sia mai avvenuto sotto le Georgia Guidestone, la cosa non fece molto piacere al pastore.<br />
Col tempo, le Georgia Guidestones divennero una delle mete preferite dai turisti e dai cospirazionisti di tutto il mondo. E contribuirono a rendere la città di Elberton una località degna di visita.</p>
<p>SPIEGAZIONI</p>
<p>Qui vorrei che qualcuno mi desse una mano. Ci sono così tante teorie a riguardo che è molto faticoso orientarsi. Ne elencherò alcune, e chiederei il vostro aiuto nel caso ne mancassero:</p>
</div>
<ul>
<li>Le Georgia Guidestone sono state commissionate da un gruppo di facoltosi americani che temevano in un&#8217;apocalisse nucleare visto il periodo di Guerra Fredda</li>
<li>Il monumento avrebbe natura satanica, come ha dichiarato Mark Dice, autore del libro &#8220;The resistance Manifesto&#8221;. Secondo lui, i committenti sarebbero membri di una setta Luciferina segreta.</li>
<li>Il monumento sarebbe stato eretto per odine del New world Order</li>
<li>Le Georgia Guidestone sarebbero una serie di indicazioni dopo l&#8217;apocalisse naturale imminente</li>
<li>Le regole scritte sul monumento servirebbero per affrontare il periodo post-bellico seguente ad un conflitto con una civiltà extraterrestre</li>
<li>Mr Christian era un membro dei Rosacrociani, una società segreta nata nel tardo medioevo in Germania sulla base di culti esoterici</li>
</ul>
<div>Le teorie non finiscono qui, c&#8217;è una nuvola di ipotesi sul perchè di queste pietre.<br />
Ci avvisano di un&#8217;apocalisse imminente, o sono solo un bizzarro monumento? Voi che ne pensate?<a href="http://www.wired.com/science/discoveries/magazine/17-05/ff_guidestones">American Stonehenge: Monumental Instructions for the Post-Apocalypse</a><br />
<a href="http://www.damninteresting.com/guidestones-into-the-age-of-reason">Guidestones into the Age of Reason</a><br />
<a href="http://www.elberton.com/articles/2005/05/18/news/news03.txt">The Georgia Guidestones: tourist attraction or cult message?</a></div>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Trasformatevi in intellettuali</title>
		<link>http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/05/13/trasformatevi-in-intellettuali-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 15:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Stugi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Onde dal web]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sergio Di Cori Modigliani &#160; Ieri notte ho fatto un sogno. Molto potente, perché aveva una particolarità rara: era iper-realistico. Il mio inconscio mi ha riproposto –esattamente in fotocopia della mia autentica realtà vissuta- il giorno in cui, qualche decennio fa, io, allora, uno studente liceale sessantottino, venne nella mia scuola, come ospite esterno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Sergio Di Cori Modigliani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri notte ho fatto un sogno. Molto potente, perché aveva una particolarità rara: era iper-realistico. Il mio inconscio mi ha riproposto –esattamente in fotocopia della mia autentica realtà vissuta- il giorno in cui, qualche decennio fa, io, allora, uno studente liceale sessantottino, venne nella mia scuola, come ospite esterno a parlarci del mondo e della società, Pier Paolo Pasolini.</p>
<div>Nel sogno, la situazione era identica, solo che avveniva oggi, nel 2012.</div>
<div>Quando mi sono svegliato, gran parte del sogno è evaporato ma l’emozione di quel giorno mi è ritornata addosso intatta, forse addirittura ingigantita dallo spessore della distanza di un’altra epoca della vita.</div>
<div>A questo servono i sogni.</div>
<div>Mi sono posto, quindi, nel corso della mattinata, il seguente quesito:</div>
<div>“Oggi, nella realtà europea del maggio 2012, se Pasolini novantenne fosse ancora vivo, che cosa sarebbe, chi sarebbe, che cosa farebbe, dove starebbe, come ci parlerebbe?”.</div>
<div>Ho pensato a diversi tipi di soluzione, dal suo rifiuto di parlare e scrivere e pubblicare vivendo come un anacoreta da qualche parte, fino a una deriva ultra-presenzialista come simbolo iconico di una realtà culturale tutta italiana. Ho allucinato la sua presenza intellettuale cercando di situarlo nel mondo di oggi, rugoso e decrepito, ma con la voce e la mente ancora vive e pulsanti. Le ho pensate tutte. L’ho visto ospite da Ballarò, in una zuffa con Giuliano Ferrara, in un documentario tra i campi rom del Friuli alle prese con Calderoli, me lo sono immaginato in tutte le salse. Lì per lì, alcune, le trovavo entusiasmanti, ma dopo qualche minuto venivano cancellate e nessuna mi convinceva.</div>
<div>Alla fine, ho trovato la risposta. E purtroppo è stata l’unica considerata attendibile.</div>
<div>“Il mio sogno è, per l’appunto, un sogno. L’Italia, oggi, è com’è, sfiancata da una gigantesca ondata di ignoranza crassa collettiva e di inconsapevole delirio, proprio perché Pier Paolo Pasolini è scomparso 38 anni fa, lasciando un vuoto per alcuni aspetti incolmabile. Se lui fosse stato vivo, non sarebbe andata così”.</div>
<div>E’ stato l’ultimo vero Maestro di pensiero italiano, un autentico libertario.</div>
<div>Le persone giovani non lo conoscono se non per averlo letto o visto qualche suo film o magari aver ascoltato le sue parole in qualche raro documentario tratto dall’archivio storico della Rai. Chi ha avuto il privilegio, magari per caso, di aver avuto a che fare con lui, sa che la caratteristica principale della sua comunicazione, sia verbale che mimica e fisica, era improntata alla violenza. Parlava di armonia, di concordia e di amore assoluto umano, ma quando nel dibattito gli venivano poste delle contestazioni che lui definiva “il conato piccolo-borghese della coscienza sporca dell’immonda italianità” senza mai alzare il tono della voce e senza perdere il suo aplomb, iniziava a rispondere, di solito, così: “Lei, forse, non è consapevole di essere un criminale in carne e ossa, e  adesso le spiego perché”. Più di una volta è accaduto che Pasolini scendesse dal podio in platea, rincorresse il suo contraltare e lo aggredisse fisicamente prendendolo a pugni davanti a tutti. “Non sopporto la falsa incoscienza e l’ignoranza spudorata, amo l’ingenuità delle persone semplici che non sanno nulla sapendo perfettamente di non sapere; nella loro tragica consapevolezza di vinti c’è la chiave della riscossa nazionale. Quella è la Via”.</div>
<div>Ma poiché la maggior parte del suo vero pubblico (tra cui il famelico sottoscritto) erano invece giovani borghesi alla ricerca dell’identità e soprattutto a caccia di un centro di gravità permanente intorno al quale costruire un Senso Civile dell’esistenza, lui, naturalmente usava un’argomentazione diversa, ben elaborata ed equilibrata.</div>
<div>“<strong>Siate intellettuali</strong>” era il suo motto.</div>
<div>Il che, è probabile, può stupire e colpire chi lo conosce soltanto nel suo aspetto mediatico gestito dalla falsificazione bècera dell’industria della pubblicità dei vip postumi.</div>
<div>“Il Potere è il buco nero della conoscenza negata al popolo, ma loro sanno. Eccome se sanno, ecco perché sono criminali. E soltanto attraverso lo studio, l’applicazione, e la ricerca di una Conoscenza autentica e profonda del Sapere Sensato che si può sperare e auspicare di acquisire quegli strumenti logico-filosofici e di competenza tecnica specifica grazie ai quali poterli inchiodare al Grande Tribunale della Storia”.</div>
<div>Quando noi giovanissimi, ideologicamente estremisti, uscivamo dai suoi dibattiti che si protraevano per ore e tornavamo a casa, condividevamo tra di noi il giudizio su di lui. Le posizioni erano le più disparate; chi lo esaltava, chi lo disprezzava, chi lo amava, chi lo odiava. Ma l’effetto, alla fine, era comune a tutti. Si tornava a casa e non si aveva né voglia né coraggio di guardare la televisione. Ci si metteva a studiare. Quello che c’era. Quello che capitava. Faceva venire fame di cultura.</div>
<div>L’ultima intervista pubblica che gli fecero fu quando uscì il suo film, noto come il De Sade di Pasolini “Salò e le 120 giornate di Sodoma”. Da quel momento in poi, venne identificato come troppo pericoloso e scomparve da tutti i media mainstream. Diventò underground, ma non per questo meno presente e attivo. Anzi. Ancora più potente ed efficace.</div>
<div>Così raccontava il suo film a un allibito quanto esterrefatto giovanotto che iniziava allora la sua carriera come critico cinematografico, un certo Bruno Vespa.</div>
<div><strong>&#8220;Il reale senso del sesso nel mio film è quello che dicevo, cioè una metafora del rapporto del potere con chi gli è sottoposto. Tutto il sesso di De Sade, cioè il sadomasochismo di De Sade, ha dunque una funzione ben specifica ben chiara. Cioè quella di rappresentare ciò che il potere fa del corpo umano, la riduzione del corpo umano a una cosa, la mercificazione del corpo. Cioè praticamente l&#8217;annullamento della personalità degli altri, dell&#8217;altro. E quindi un film non soltanto sul potere, ma su quello che io chiamo &#8220;l&#8217;anarchia del potere&#8221;, perché nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune. Ma oltre che un film sull&#8217;anarchia del potere, questo vuole essere un film sulla inesistenza della storia. Cioè la storia così come vista dalla cultura eurocentrica, il razionalismo e l&#8217;empirismo occidentale da una parte, il marxismo dall&#8217;altra, nel film vuole essere dimostrato come inesistente&#8230; beh! Non direi per i nostri giorni, lo prendo come metafora del rapporto del potere con chi è subordinato al potere, e quindi vale in realtà per tutti. Evidentemente la spinta è venuta dal fatto che io detesto soprattutto il potere di oggi. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti&#8221;.</strong></div>
<div>Non vi è alcun dubbio che, nel caso fosse stato vivo oggi, Pasolini avrebbe accolto con entusiasmo e affetto un suo coetaneo francese, che qualche settimana fa è venuto in Italia a presentare il suo ultimo libro.</div>
<div>Il vegliardo ha 92 anni, ma il suo cervello e la sua mente funzionano ancora in maniera egregia. Passato alla tivvù da Fabio Fazio per dieci minuti ha avuto la sua minima quota di notorietà che in Italia viene garantita chi diventa televisibile, e la cosa è finita lì. Di lui, da noi, non ne hanno parlato.</div>
<div>Lo faccio qui, oggi, e lo lego a Pasolini per spiegare la differenza tra l’Italia e la Francia, nazione economicamente nei guai e fragile quanto noi, con problemi sociali addirittura ben peggiori dei nostri, la quale, però, non a caso, si è rimboccata le maniche e si è gettata verso un cambiamento evolutivo. Hanno una scuola filosofica dietro ancora viva. Noi no.</div>
<div>Il novantenne in questione è considerato il più importante filosofo vivente del pianeta. L’Italia è l’unico paese al mondo che non gli presta considerazione.</div>
<div>Non credo sia casuale.</div>
<div>Studioso di epistemologia, di logica-matematica e filosofia teoretica, 40 anni fa ha ideato una teoria sulla quale ha fondato una scuola di pensiero: la teoria della complessità.</div>
<div>Si chiama Edgard Morin. E’ considerato anche il più importante studioso europeo di mass media e sistemi logici di interpretazione della comunicazione.</div>
<div>Il suo libro si chiama “<strong>La Via</strong>”, sottotitolo: <em>per l’avvenire dell’umanità.</em></div>
<div><strong>Editore Raffaello Cortina, </strong>uscito due mesi fa<strong>.</strong></div>
<div>Era un grande amico personale di Pasolini e suo profondo estimatore.</div>
<div>Francois Hollande ha dato indicazioni immediate di prenderlo come primo consulente del nuovo governo in materia di “interpretazione del sistema di comunicazione sociale in Europa” nel ministero dell’educazione nazionale.</div>
<div>Edgard Morin ha fretta, e non soltanto perché è molto vecchio. Secondo la sua stimabile e venerabile opinione, non abbiamo molto tempo ancora a disposizione. Se vogliamo evitare il baratro (quello vero gestito e organizzato da chi sostiene di averci voluto invece salvare).</div>
<div>Do’ subito una indicazione pratica e pragmatica ai lettori interessati.</div>
<div>In Italia il suo pensiero è coltivato e diffuso da poch,i ma hanno messo su una scuola.</div>
<div>Si chiama <a title="cerco" href="http://www.unibg.it/cerco/" target="_self">CE.R.CO &#8211; Centro di ricerca sull&#8217;antropologia e l&#8217;epistemologia della complessità</a></div>
<div><strong>Il presidente onorario è naturalmente Edgard Morin e il direttore di questa scuola è il filosofo Mauro Ceruti. Il punto di riferimento è l’università degli studi di Bergamo e chiunque sia interessato può rivolgersi per iscritto (posta atomica) indirizzando la lettera a</strong><strong></strong></div>
<div><strong>Università degli studi di Bergamo</strong><strong><br />
<strong>Piazzale Sant&#8217;Agostino , 2</strong><br />
<strong>24129 – Bergamo &#8211; Italia</strong></strong></div>
<div><strong>All’att.del direttore Prof. Mauro Ceruti</strong><strong></p>
<p><strong></strong></strong></div>
<div><strong>Viviamo in un’epoca di complessità strutturale. Siamo circondati da semplificazioni, superficialità e supponenza. Basti pensare che la novità esplosiva (lo è in termini quantitativi reali) rappresentata dal movimento cinque stelle vede come punto di riferimento una persona che meno complessa di così si muore, con argomentazioni mediatiche di eccellente fattura tecnica, e la totale assoluta mancanza di elaborazione e argomentazione su come dove quando e quanto affrontare la complessità oggi.</strong></div>
<div><strong>Perché la sfida è questa.</strong></div>
<div><strong>E va studiato.</strong></div>
<div><strong>Dice Edgard Morin (così capite come parla e che tipo è): “</strong><strong><em>Su un minuscolo pianeta perduto, fatto di un aggregato di detriti di una stella scomparsa, destinato apparentemente a convulsioni, tempeste, eruzioni, terremoti, la vita è apparsa come una inaudita vittoria delle virtù di relianza. Siamo al vertice della lotta patetica della relianza contro la separazione, la dispersione, la morte. In ciò abbiamo sviluppato la fraternità e l’amore.     Più prendiamo coscienza che siamo persi nell’universo e che siamo impegnati in un’avventura ignota, più abbiamo bisogno di essere legati ai nostri fratelli e sorelle in umanità. Ogni atto etico, ogni azione civile, ripetiamolo, è di fatto una atto di relianza, relianza con l’altro, relianza con i suoi, relianza con la comunità, relianza con l’umanità e, in ultima istanza, inserimento nella relianza cosmica</em></strong><strong>.</strong><strong><em></em></strong></div>
<div><strong>Da sottolineare il fatto che “relianza” sta per resistenza, da lui usato per evitare di attribuirgli una immediata valenza politico-ideologica, soprattutto per il fatto che nel 1943 è stato un famosissimo partigiano combattente, comandante generale dell’insurrezione di Parigi. Ma ha preso le distanze nel 1951 quando ha accusato Stalin di genocidio sostenendo che l’Europa aveva bisogno di una grande scuola di pensiero liberale democratico e da quel momento l’intera sinistra europea –complice e liberticida-  lo isolò. Tant’è vero che lui abbandonò i grandi centri accademici e scelse di andare a insegnare in modesti centri universitari della provincia in Camargue e in Provenza; l’unico filosofo contemporaneo stimato da Jean Paul Sartre che un giorno, nel 1956, andandolo a visitare a Aix en Provence gli confidò “Ti invidio la tua libertà. Io purtroppo sono vittima della vanità immonda del mio ego. Sono costretto ad esibirmi perchè voglio vincere il premio nobel”.</strong></div>
<div><strong>Così lo presenta oggi il neo-governo francese: </strong><strong><em>Morin invita insegnanti e studenti a riflettere sull&#8217;attuale stato dei saperi e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca: la posta in gioco sono i nuovi problemi posti alla convivenza umana da una interdipendenza planetaria irreversibile fra le economie, le politiche, le religioni, le conoscenze, le malattie di tutte le società umane. Per rendere queste sfide affrontabili, una riforma dell&#8217;insegnamento è indispensabile. Ma per realizzarla è necessaria una riforma dell&#8217;organizzazione dei saperi. È in questa prospettiva che Morin pone alla base della riforma della scuola che egli auspica quel tipo di pensiero la cui elaborazione lo ha reso famoso in tutto il mondo.</em></strong></div>
<div>Beati loro. Noi ci dobbiamo cuccare i nostri ragionieri contabili.<strong></strong></div>
<div>Spiega nel suo libro dedicato a tutti gli europei:</div>
<div><strong><em>Il vascello spaziale Terra continua a tutta velocità la sua corsa in un processo a tre facce: mondializzazione, occidentalizzazione, sviluppo. Tutto è interdipendente, ma tutto è allo stesso tempo separato. L&#8217;unificazione tecnoeconomica del globo si accompagna a conflitti etnici, religiosi, politici, a convulsioni economiche, alla degradazione della biosfera, alla crisi delle civiltà tradizionali ma anche alla crisi della modernità. Dove ci porta la via seguita? Verso un progresso ininterrotto? Non possiamo più crederlo. Alla diminuzione della povertà attraverso un aumento del benessere materiale corrisponde anche un enorme aumento di miseria. Andiamo verso una serie di catastrofi a catena? È quel che sembra probabile se non riusciamo a cambiare strada. Subito.</em></strong></div>
<div>Edgar Morin pone qui la sfida di una &#8220;via&#8221; di salvezza che potrebbe delinearsi dal congiungersi di una miriade di vie riformatrici: riforma del pensiero, dell&#8217;educazione, della famiglia, del lavoro, dell&#8217;alimentazione, del modo di consumare.. .</div>
<div>Nella prefazione al suo libro, il prof. Ceruti scrive &#8220;Morin <a title="Powered by Text-Enhance" href="http://www.ibs.it/code/9788860304544/morin-edgar/via-per-avvenire.html">propone</a> di sostituire alla via di sviluppo che produce sottosviluppo la via di una politica di civiltà, che abbia come missione quella di solidarizzare il pianeta, nella prospettiva di un nuovo umanesimo. Una metamorfosi ancora più stupefacente di quella che ha segnato il passaggio dalle società arcaiche di cacciatori-raccoglitori alle società complesse della civiltà”.</div>
<div>Sostiene il filosofo che ha inventato la teoria della complessità: &#8220;<strong><em>Ciò che si profila come probabile &#8211; vale dire la crisi ecologica, economica, politica e sociale del mondo in cui viviamo &#8211; mi spinge a essere pessimista. L&#8217;improbabile è però sempre possibile. Quindi resto ottimista e continuo a credere che si debba e si possa trovare una strada per evitare di finire nel baratro. Bisogna seguire una via per realizzare quella &#8220;metamorfosi&#8221; che, sfuggendo a ogni facile manicheismo e ad ogni alternativa binaria, penetri nel ragionamento della complessità, la sola che ci consentirebbe di sfuggire al disastro planetario annunciato.<br />
Di fronte a un realtà stravolta da un&#8217;economia senza regole che distrugge il Pianeta e la società, non basta più indignarsi. Occorre provare a tracciare un percorso al contempo utopico e realistico per invertire la tendenza. Non solo il cambiamento è possibile, ma è di fatto già iniziato grazie a numerose piccole iniziative locali. Iniziative che è necessario federare per creare una massa critica irreversibile. All&#8217;origine dei grandi cambiamenti ci sono sempre delle singole azioni. Quello che occorre è la coscienza della crisi e la volontà politica del cambiamento. Se c&#8217;è tale volontà, allora si trovano i mezzi necessari per evitare la catastrofe, che è davvero molto ma molto vicina. La mondializzazione porta in sé l&#8217;occidentalizzazione e il mito dello sviluppo fondato sull&#8217;idea di una crescita infinita. È un mito che ci porta dritti contro un muro. Non possiamo continuare a riempire il Pianeta di automobili, di centrali e di megalopoli. Questo modello di sviluppo &#8211; figlio di un liberalismo economico senza regole, tutto teso a produrre e a consumare sempre di più &#8211; comporta conseguenze disastrose per la biosfera e le risorse naturali. Oggi, si parla molto di sviluppo sostenibile, che però mi sembra solo una mezza misura. In realtà, occorre affrontare e spaccare il nocciolo duro, tecno-economico, del concetto tradizionale di sviluppo, per salvarne solo alcuni elementi da mettere al servizio di un altro modello di sviluppo umano. È un problema urgente che riguarda tutti.<br />
L&#8217;aspetto positivo della mondializzazione è che ormai c&#8217;è una comunità di destino di tutti gli esseri umani, ovunque essi si trovino. Siamo tutti di fronte agli stessi problemi fondamentali e alle stesse minacce mortali, sul piano ecologico, climatico, sociale, nucleare, ecc. Una patria è una comunità di destini, quindi la Terra è la patria comune che dobbiamo cercare di salvare in una situazione dove sembra non esserci più futuro e quindi prevalgono l&#8217;incertezza, la paura e le logiche regressive. In passato si pensava che la storia fosse guidata dalla legge del progresso. Le crisi del XX secolo hanno spazzato via questa illusione</em></strong>”.</div>
<div>Intervistato di recente a Parigi, un giornalista francese, interpretando l’esigenza collettiva di avere risposte chiare e concrete gli ha chiesto, a nome di tutti: “Che fare, dunque?”</div>
<div>Ecco la sua risposta:</div>
<div><strong><em>Al sistema terrestre minacciato da tutte le parti resta solo la via della metamorfosi. In natura, un sistema, quando non riesce più a risolvere i propri problemi vitali, se non vuole perire, è costretto alla metamorfosi. Il bruco è capace di autodistruggersi e autoricostruirsi per diventare una farfalla. L&#8217;idea della metamorfosi non è una follia, è una realtà che si è già realizzata altre volte nella storia del Pianeta, nella preistoria ma anche nel Medioevo.<br />
Per salvarsi occorre avere un approccio dialettico, nel tentativo di tenere insieme idee che sulla carta si oppongono. Non credo alla rivoluzione che fa tabula rasa del passato, producendo spesso realtà peggiori di quelle che ha voluto trasformare. Al contrario, abbiamo bisogno di tutte le riforme culturali della storia dell&#8217;umanità per trasformare e trasformarci. Per questo è necessario conservare tutti gli aspetti positivi della mondializzazione, che per me contiene il meglio e il peggio. Insomma, occorre al contempo mondializzare e de-mondializzare a seconda degli ambiti, favorire la crescita ma talvolta la decrescita, tenere conto dello sviluppo ma anche dell&#8217;inviluppo, della trasformazione come della conservazione. Questa strategia complessa ci consente di conservare la speranza, che naturalmente non è una certezza. Anzi, visto il contesto, la speranza è perfino improbabile. La storia però ci insegna che a volte l&#8217;improbabile è riuscito a prendere il sopravvento&#8221;.</em></strong></div>
<div></div>
<div>La cultura di massa della sinistra italiana l’ha volutamente tenuto nascosto fin dagli anni’50, archiviandolo brutalmente come un neo-platonico (Edgard Morin l’ha sempre considerato un grande complimento) e ancora oggi, non è accolto bene (la maggioranza neppure lo conosce) per la sua idiosincrasia contro la burocrazia centrale dei partiti e il suo furibondo anti-comunismo pari soltanto alla sua attività anti-nazista.</div>
<div>Edgard Morin era la grande passione intellettuale di Pier Paolo Pasolini, e quando Morin veniva negli anni’60 in vacanze a Roma, era ospite a casa sua. In Italia neppure traducevano i suoi libri. Ancora oggi la Teoria della Complessità, in questo paese non viene accolta.</div>
<div>Incitarvi a leggere le opere e il lavoro del più grande filosofo europeo vivente, è il risultato del mio sogno di ieri notte. Diciamo che me l’ha consigliato Pier Paolo Pasolini dall’aldilà.</div>
<div>Perché una cosa è certa: se non ci trasformiamo presto, iniziando da un percorso di capovolgimento interiore, non arriveremo mai alla costruzione di una nuova realtà equo-sostenibile e più evoluta.</div>
<div></div>
<div>Non sarà certo la simpatia contagiosa di Beppe Grillo a indicarci la Via.</div>
<div>Serve ben altro.</div>
<div>Soprattutto serve, da parte di noi italiani, sempre lesti a seguire i banditori d’aste, cominciare a leggere e studiare i filosofi che vantano una succosa produzione.</div>
<div>Se poi, invece, si preferisce affidarsi alle novità di Dagospia, non ci si potrà domani lamentare se, dalla Francia, dopo il sorrisetto disgustoso di Sarkozy, arriverà magari prima sotto forma di mònito, ma poi sempre più chiaramente in modo diretto, l’invito a qual cosetta di più di una semplice scossa.</div>
<div>Abbiamo bisogno di iniziare il percorso della Riscossa.</div>
<div>E si inizia dalla Cultura.</div>
<div>Non andando a gambizzare un dirigente industriale.</div>
<div>Ogniqualvolta qualcuno va a mettere delle bombe, il registratore di cassa di Goldman Sachs, a Wall Street, fa ting e segna un buon incasso potenziale.</div>
<div>Che cosa c’entra?</div>
<div>Questa, per l’appunto, è la Complessità.</div>
<div>C’entra.</div>
<div>Eccome, se c’entra.</div>
<div></div>
<div style="text-align: justify">
<p>Fonte: <a href="http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/05/un-francese-il-piu-grande-filosofo.html">http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/05/un-francese-il-piu-grande-filosofo.html</a>.</p>
<div>
<div></div>
</div>
</div>
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		<title>Elezioni in Serbia, Maggio 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimi a bordo]]></category>
		<category><![CDATA[serbia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questi i risultati quasi finali, mancano solo alcuni dati delle urne in Kosovo, che comunque potranno al massimo spostare un solo seggio, dove ha votato solo il 32% degli aventi diritto.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Riceviamo  e volentieri pubblichiamo</p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Enrico Vigna &#8211; portavoce del Forum Belgrado Italia</strong></p>
<div><strong><br />
</strong></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questi i risultati quasi finali, mancano solo alcuni dati delle urne in Kosovo, che comunque potranno al massimo spostare un solo seggio, dove ha votato solo il 32% degli aventi diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Partito Progressista Serbo di T. Nikolic ha vinto le elezioni con il 29,2% ed avrà 73 seggi nel Parlamento serbo: Secondo, il Partito Democratico di B. Tadic ha ottenuto il 26,8% e 67 seggi; terzo il Partito Socialista Serbo di I. Dacic con il 17,6% e 44 seggi; al quarto posto il Partito Democratico Serbo di Kostunica con il 6,9% e 21 seggi; seguito dai Liberal Democratici con il 6,6% e 20 seggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri Partiti: Regioni Unite della Serbia hanno avuto 16 seggi; Alleanza Ungheresi Vojvodina avranno 5 seggi; il Partito Azione Democratica del Sangiaccato, Nessuno al di sopra, Tutti Insieme avranno 1 seggio ciascuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Patito Radicale Serbo, il cui leader Seselj, si era consegnato, ed è tuttora imprigionato all’Aja, non è riuscito a raggiungere il 5%, e on il 3,9% resta fuori dal Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per le elezioni Presidenziali, il cui ballottaggio avverrà il 20 maggio, saranno candidati B. Tadic (PD) e T. Nikolic ( PPS), avendo ottenuto il 25,33 ed il 24,99%, rispettivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’affluenza al voto è stata del 61%.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capo delegazione della UE a Belgrado V. Degert si è affrettato a congratularsi ed a esprimere soddisfazione, per l’ottimo risultato ottenuto dalle forze favorevoli all’UE e alle politiche occidentali. Ed ha ragione,  in quanto l’unica forza fortemente e apertamente oppositrice della UE e delle ingerenze occidentali era il Partito Radicale; il Partito Progressista di Nikolic ha una politica ed un programma critici alla UE e più attenta agli scenari rivolti verso la Russia e l’est, ma tutto questo non si è ancora risolto in un preciso programma o piattaforma propositiva e chiara.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Partito Democratico Serbo di Kostunica,  ha una proposta di “neutralità” e di priorità verso l‘interesse nazionale, ma anche qui, non si capisce quale direzione futura questa “criticità” prenderà.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ certamente una situazione  complessa, per cui sicuramente è prevedibile che gli scenari politici futuri, a breve termine resteranno intatti, riproponendo la coalizione governativa uscente; si tratterà poi di vedere come andrà per le elezioni presidenziali e quali alleanze si faranno, perchè, ha ragione a rallegrasi, la UE e il suo rappresentante in Serbia, di come sono andate le cose, ma oltre a capire cosa pensa e cosa farà quel 40% circa di serbi, che non è andato a votare, ci sono nodi fondamentali e cruciali, che non potranno che aumentare ed incrementarsi, in una spirale che potrebbe strangolare oggettivamente, la leadership “democratica” filo occidentale e da questi sostenuta, sia finanziariamente che politicamente; se non il riproporsi tragici scenari di violenza e guerra</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti queste elezioni del 6 maggio (amministrative, legislative e presidenziali), si sono svolte in un momento molto delicato e complesso per la Serbia ed il suo popolo, legato ad una rovinosa situazione sociale, uno strangolamento economico diretto dal FMI e dalla Banca Mondiale, con una disoccupazione in crescita continua, si parla ormai di oltre il 35% reale; tra i giovani è oltre il 50%, ed in una indagine governativa il 71% di essi pensa che solo emigrando, ci può essere un futuro; una miseria dilagante, un milione di profughi dalle varie guerre balcaniche in condizioni miserrime. Un industria ridotta ormai ad una sorta di “rottamazione”, dove le strutture migliori sono state, e vengono tuttora svendute e rapinate dalle industrie straniere; e dopo, vengono “ristrutturate” (da leggersi come licenziamenti di massa); un esempio per tutti l’ex Zastava: che quando c’era il “regime” di unità nazionale, “antipopolare” e “non democratico”, vi erano 36.000 lavoratori, <strong>oggi</strong> in piena libertà e democrazia, ne sono rimasti circa tremila, senza diritti, senza assistenza sanitaria garantita e con contratti e salari da terzo mondo, ma con il costo della vita occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista politico interno, il nodo Kosovo è ormai sempre più esplodente e fattore di divisioni profonde, sia nell’ambito politico che di quello della società serba. Il Referendum indetto negli scorsi mesi dalla comunità serba del Kosmet, per non riconoscere il governo secessionista di Pristina dell’UCK, che ha visto il 94% dei serbi votare contro il Kosovo NATO, è una spina nel fianco dei politici filo occidentali di Belgrado, ma anche una spina nell’anima del popolo serbo intero.</p>
<p style="text-align: justify;">La concessione/svendita del Kosovo, come condizione posta dal club europeo, per entrare nella UE,</p>
<p style="text-align: justify;">di fatto sarà una mina vagante per qualsiasi futuro governo a Belgrado; a parole quasi tutti i politici in campagna elettorale, hanno fatto alte dichiarazioni circa la non accettazione dell’indipendenza, nei fatti da oltre due anni il Kosovo è solo, è stato messo come merce al tavolo dei negoziati, basta parlare con il popolo serbo di lì o seguire le sue denunce/appelli, per rendersi conto della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">…Chi passerà ufficialmente alla storia patria, come colui che ha svenduto gli interessi storici ed attuali del popolo serbo? La risposta è molto vicina ed anche le sue conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ancora l’Europa, alle prese con una propria crisi interna non certo vicina ad esaurirsi, bensì a crescere, continuerà a mantenere con fiumi di denaro il “buco nero” di un narcostato ( definizione della DEA…), qual è il Kosovo attuale?</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente è oggettivamente una situazione delicata, estremamente complessa e foriera di possibili nuovi scenari conflittuali; anche se si pensa a ciò che sta avvenendo in Macedonia, dove gli scontri tra i secessionisti albanesi e la comunità macedone slava, hanno portato a continui scontri, atti terroristici e uccisioni anche nelle ultime settimane; e dove in molte aree è stato instaurato il coprifuoco. Il tutto con il supporto e la complicità del governo secessionista UCK di Pristina, che fa da retroguardia logistica ai terroristi macedoni, nella strategia della “Grande Albania”.</p>
<p style="text-align: justify;">Estremamente complicate sono le stesse situazioni ai confini serbi, dal Sangiaccato, dove le spinte secessioniste dei musulmani della provincia aumentano di settimana in settimana, anche qui in sintonia con i piani di Pristina; alla Vojvodina dove per ora le forze scioviniste della minoranza ungherese sono state fermate, ma sono pronte a riprendere campagne destabilizzatici; o la stessa situazione della Repubblica Serba di Bosnia, sempre più vicina ad una definizione, rispetto alla fasulla situazione attuale della Bosnia creata dalle cancellerie occidentali, ed assolutamente impossibile da mantenersi così.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro nodo ed elemento di divisione interna è il cosiddetto piano di integrazione con la NATO, di cui la Serbia è partner in attesa di entrarvi; infatti un recente sondaggio dell’istituto IPSOS (Strategic Marketing Agency) di Belgrado, ha stabilito che in Serbia il 70% dell’opinione pubblica è assolutamente contrario all’ingresso del proprio Paese nella Nato; ancora non si è dimenticato le devastazioni, i morti ed il ricordo dei 78 giorni dell’aggressione e dei bombardamenti NATO del 1999.<br />
Una cosa di cui tenere però anche conto, è una profonda stanchezza e sfinimento, oltrechè sfiducia e disillusione ormai verso tutto e tutti, palpabili e verificabili da chiunque abbia occasione di lavorare insieme al popolo serbo; e, realisticamente oggi in Serbia, non vi è neanche in gestazione, una forza politica radicata nella società e nella gente, che esprima un vero programma e strategie legati all’interesse nazionale, a politiche e orientamenti di difesa dell’indipendenza e della sovranita’ nazionali, contro le politiche liberiste. Sia sul terreno economico, che sociale, che politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il popolo serbo ha una grande storia di lotte, conquiste, ed anche nelle sconfitte ha sempre continuato a resistere e nel corso della sua dignitosa e millenaria storia di popolo, è sempre riuscito a trovare e produrre forze e grandi uomini che l’hanno guidato e rappresentato degnamente, uomini che hanno dato la loro vita per il proprio popolo, senza indietreggiare o mettersi in vendita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, la speranza è che nelle sacche di resistenze, oggi disperse e  sparse nella Serbia o nel Koosvo Metohija, emerga una forza e personalità pulite, capaci e carismatiche, che sappiano riprendere un cammino per un futuro dignitoso, degno di essere vissuto, in modo che il popolo serbo riprenda in mano il proprio destino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come ha detto un amica in Serbia, nostra referente per i Progetti di solidarietà, sintetizzando il suo senso di sconfitta e sofferenza verso il futuro: “…siamo un popolo in ginocchio…”.</p>
<p style="text-align: justify;">…Al di là di facili ottimismi di chi non è coinvolto materialmente, è effettivamente una sensazione che si prova nell’anima e nella coscienza, lavorando fianco a fianco con quelle genti dal basso, oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Diceva una canzone di B. Dylan…</p>
<p style="text-align: justify;">“…Quanti colpi dovrà ancora sparare un cannone, prima di tacere per sempre?</p>
<p style="text-align: justify;">   Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?</p>
<p style="text-align: justify;">   Quante volte dovrà un uomo voltare la testa per far finta di non vedere?</p>
<p style="text-align: justify;">   La risposta, amico mio, è sospesa nel vento…”</p>
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		<title>Vita da incompetenti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Bertani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di Bordo]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi a bordo]]></category>
		<category><![CDATA[esodati]]></category>
		<category><![CDATA[fornero]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La minestra del Lavoro, Elsa Fornero, aveva assicurato che, per quanto riguarda gli esodati, “ci avrebbe pensato personalmente” ed avrebbe preparato il decreto per Maggio, Giugno...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Carlo Bertani</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A volte, ci si sveglia, si legge il giornale&#8230;e poi&#8230;ci si chiede: sogno o son desto?</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo so: dite voi. Dunque&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La minestra del Lavoro, Elsa Fornero, aveva assicurato che, per quanto riguarda gli esodati, “ci avrebbe pensato personalmente” ed avrebbe preparato il decreto per Maggio, Giugno&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ora ci siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il decreto è chiaramente insufficiente, perché tocca soltanto una parte dei lavoratori: embè? Che volete? E basta&#8230;non mi scocciate!</p>
<p style="text-align: justify;">Mi par d’ascoltare arcaiche lagne da professore universitario: allora? No, non vengo. Perdete l’assegno, il pre-salario, il posto al Collegio Universitario se non date questo esame? E a me, che mi frega? Se siete degli <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-24/martone-laurea-anni-sfigato-161827.shtml?uuid=Aa1v52hE" target="_blank">sfigati</a>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo con ordine, perché in <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/05/09/news/fornero_deboli-34777970/?ref=HREC1-8" target="_blank">poche battute</a> ne ha inanellato una serie da brivido.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Siamo in ritardo nell&#8217;attenzione ai più sofferenti e ai più deboli. Qui ammetto qualche mia responsabilità.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Meno male che la minestra ammette qualcosa: quanti suicidi ci sono stati finora? Subito dopo, però, riprende la vecchia via:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il vincolo delle risorse “non può essere messo in discussione. Per quelli che sono fuori si vedrà.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si vedrà cosa?!?</p>
<p style="text-align: justify;">Oh, sveglia Fornero! Un ministro non può parlare in questo modo! E’ bello, è comodo farsi <a href="http://www.lospiffero.com/cantina/shopping-blindato-per-la-fornero-3448.html" target="_blank">scortare</a> da 4 auto e dieci uomini per andare a comprare un paio di scarpe! Dove siete onorevoli colleghi, stimati pennivendoli di regime, quando c’è da dare queste notizie? Non uno dei grandi quotidiani che abbia dato la notizia: il mondo è cambiato, sveglia! Oggi, chiunque con una fotocamera da 50 euro può fare il giornalista! Non avete capito il successo di Grillo? Ancora vi stropicciate gli occhi? E bum-bum Napolitano, che dice?</p>
<p style="text-align: justify;">Un ministro, signora Fornero, deve dare delle <strong>risposte</strong>, non chiacchiere al vento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo alla ragione di quella “mancanza di risorse”: perché?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Il governo, ha puntato sul rigore necessario per uscire dalla crisi pensando a una crescita a breve &#8220;che non si è avuta e si è pensato che ci sarebbe stata più attenzione ai segmenti più deboli.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Scusi, ministro&#8230;mi gratto la crapa e non capisco&#8230;chi ci doveva pensare? Ma siete così fessi da credere ancora che la crisi se ne sarebbe andata così, in pochi giorni&#8230;adesso ci siamo noi, cara Elsa, vedrai che metteremo a posto tutto, tu vai avanti, non ti preoccupare&#8230;sentito, qualche volta, parlare di quello che rimane col cerino acceso in mano?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, lo raccontavamo da mesi, da anni che questa crisi non sarebbe passata così in fretta e questa storia ha due nomi e cognomi: Barack Obama (che nasconde, così, la catastrofe del dollaro) ed Angela Merkel, la capoccia dei vari <em>Gauleiter</em> con i quali vuol dominare l’Europa. Povera fessa, tra un po’ perde anche la strada di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma&#8230;ecco la risposta finale&#8230;la gran trovata della Fornero, la sua inarrestabile fede nel liberismo internazionale:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Considerato il grave momento di recessione, trovare risorse per ammortizzatori non è stato facile, ne abbiamo trovate poche, una parte è stata chiesta direttamente ai lavoratori e alle imprese&#8230;a una valutazione</em> <em>serena si tratta di costi tollerabili rispetto ai risultati attesi, di grande importanza.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Costi tollerabili”?!?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma quanto costa una vita umana? Quanti saranno oggi? Domani? Dopodomani?</p>
<p style="text-align: justify;">E quei <em>“risultati attesi, di grande importanza”</em> che cosa sono? Non mi dica, non ci dica, non ci racconti ancora una volta “patatina oggi, pollo Domenica” perché non ci crediamo più&#8230;ma, insomma, osserva il mondo? Lo vede quel che sta accadendo in Grecia? Che capiterà dopodomani in Italia? Cosa farà allora?</p>
<p style="text-align: justify;">Oops&#8230;scusate, c’eravamo sbagliati&#8230;Mario, Marioooo&#8230;ha telefonato la Ombretta, quella delle vacanze in barca, dai che quella non ci aspetta, salpano stasera, qui si mette male&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, la chicca.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Mi prendo tutta l&#8217;impopolarità di un provvedimento impopolare.”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa ti prendi tu? Che cosa?</p>
<p style="text-align: justify;">Quello – la responsabilità – è un fatto politico: tu, non sei nessuno. Osserva D’Alema: si prese la responsabilità della guerra in Serbia e perse le elezioni. Da quel momento in poi, non ha avuto più una carica, sono passati 13 anni! Provò a fare il Presidente, ma gli risero dietro! Appena alza la testa: Serbia, Serbia, Serbia! Questa è la responsabilità politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu, puoi prenderti al massimo le tue scarpe, comprate con quattro auto e dieci uomini di scorta, inchiodarle al muro e poi dire al nipotino “Eh, quando nonna era famosa&#8230;sapessi&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;">“Madama Fornero!” “Si”.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Al’è sì</em>, mi scusi, è da lei il lavandino che perde?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Oh sì, grazie Giacomo, vieni su, <em>ca vena</em>, <em>al’è na disperasiun</em>, perde una goccia, una sola goccia, <em>ma a da n’fastidi&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Ma chi a lè ch’a la butalu</em> in ‘sto modo&#8230;guardi qua&#8230;la guarnizione va qui, prima del flessibile, non dopo&#8230;<em>ah, Signur Sant</em>&#8230; <em>ma lu sa, madama, che ai’è n’gir d’la gent</em> – l’idraulico scosse la testa – ci sono in giro certi incompetenti, certi incompetenti&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;">Elsa Fornero si guardò bene dal dire che aveva cercato di riparare anche il lavandino: sempre incompetente, sempre inadeguata&#8230;mammaaaaaaa!!!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Movimento Internazionale dei lavoratori e crisi sistemica del capitale (di Luciano Vasapollo)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 01:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Blandino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Onde dal web]]></category>

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		<description><![CDATA[I sindacati di classe europei di fronte alla costruzione economica e politica dell’Europolo L&#8217;intervento di Luciano Vasapollo (Università Sapienza di Roma, Direttore Scientifico del centro studi CESTES-PROTEO dell’Unione Sindacale di Base) durante la 1a Conferenza Europea dei sindacati del Pubblico Impiego organizzata dalla Federazione Sindacale Mondiale ed ospitata a Roma il 26 e 27 Ottobre 2011 dall&#8217;USB [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I sindacati di classe europei di fronte alla costruzione economica e politica dell’Europolo</strong></p>
<p>L&#8217;intervento di <strong>Luciano Vasapollo</strong> (Università Sapienza di Roma, Direttore Scientifico del centro studi CESTES-PROTEO dell’Unione Sindacale di Base) durante la 1a Conferenza Europea dei sindacati del Pubblico Impiego organizzata dalla Federazione Sindacale Mondiale ed ospitata a Roma il 26 e 27 Ottobre 2011 dall&#8217;USB<br />
<strong>1.</strong>    Quando si scatena la crisi dei subprime negli Usa, volutamente viene evidenziata come crollo di carattere finanziario per lo scoppio delle bolle speculative immobiliari e finanziarie; ma è semplicemente la punta dell’iceberg che evidenzia un blocco dell’economia reale nei processi stessi dell’accumulazione, cioè sono questi stessi meccanismi che permettono la crescita capitalistica che si sono inceppati già dai primi anni ’70 e che dimostrano che la crisi è irreversibile. La difficoltà di riattivare  un nuovo e profittevole modello di accumulazione rende questa crisi unica, mettendo in seria discussione lo stesso modo di produzione capitalistico, quindi è di carattere sistemico.<br />
E’ evidente che con le privatizzazioni, con l’attacco al costo del lavoro, al sistema del Welfare, ai diritti, con  la finanziarizzazione dell’economia, hanno cercato di fuoriuscire o almeno di coprire la crisi internazionale del capitale che si porta dietro il carattere della strutturalità e sistemicità. Così si fa più aspra e diretta la competizione globale alla ricerca della centralizzazione della ricchezza in poche mani,con scenari sempre più frequenti di guerra economica- finanziaria,guerra commerciale , guerra sociale verso le classi subalterne e guerra militare espansionista per la conquista e il dominio sulle risorse energetiche sempre più scarse per sostenere i ritmi del processo di accumulazione internazionale .<br />
Tutto quello che appare come qualcosa di nuovo, come il possibile  default degli Usa in realtà vede l’origine dal 1971  con la fine degli Accordi di  Bretton Woods. Da tale data gli Usa decidono in base al potere politico e militare di  imporre il proprio modello di sviluppo basato sull’import attraverso l’indebitamento, facendo così pagare il costo agli altri: debito privato, debito pubblico, e consumo sostenuto dal mix tra debito interno ed esterno, avendo molto deboli i cosiddetti fondamentali macroeconomici e una economia reale che già da allora mostrava i caratteri della crisi strutturale e sistemica.<br />
Già a partire dagli anni ‘80 si era verificato in Europa, anche se in maniera diversificata nei differenti paesi,  un vero e proprio intenso processo di privatizzazione, con l’intento di ridimensionare la presenza pubblica nell’intero sistema produttivo. Le azioni dei Governi di questi anni confermano la volontà di attuare un programma completo di dismissione delle aziende pubbliche, con la motivazione ufficiale di risolvere i problemi produttivi ed economici. A ciò hanno fatto eccezione alcuni paesi, ad esempio la Francia e in parte la Germania, che hanno difeso la presenza  pubblica nei settori strategici, strutturando in tal modo un modello produttivo più forte ed equilibrato nella competizione globale.<br />
Nonostante i dati indicassero nell’Italia un paese con un significativo impatto sul PIL dei settori pubblici e una conseguente cautela, qualitativa e quantitativa, nei processi di privatizzazione, risulta invece che l’illusoria chimera della riduzione del debito pubblico, ha fatto sì che si procedesse in modo estremamente rapido e senza porsi particolari limiti. Dati ufficiali confermano che gli incassi da dismissioni dell’Italia superano di gran lunga quelli di altri paesi “veterani” delle privatizzazioni (ad es. Gran Bretagna).<br />
<strong>2</strong>.   Questo processo si è avviato in concomitanza alla costituzione del Mercato Unico Europeo (1992) e poi dell’Unione Europea con i pesanti sacrifici imposti al mondo del lavoro.<br />
Dopo la caduta del muro di Berlino si apre una fase di guida unipolare del mondo basata sullo strapotere politico e militare Usa, che con l’imposizione dell’acquisto dei titoli del debito imponevano il sostenimento della loro crescita basata sull’import e sull’economia di guerra.<br />
Poi si apre la fase che a suo tempo definimmo non di globalizzazione ma di  competizione globale, centrata non sul modello importatore degli americani ma con l’Europa che cerca i suoi spazi di affermazione economica puntando sul ruolo internazionale, con una forte posizione di esportatore svolto dalla Germania. Lo stesso modello di economia basata sulla esportazione viene realizzato dalla Cina,che grazie ai suoi avanzi nella bilancia dei pagamenti decide di diventare il maggior compratore del debito statunitense.<br />
Il modello tira e ovviamente accade che le banche tedesche e lo Stato cinese acquistano i titoli degli Usa e, in parte, anche degli altri membri dell’Europa che devono subire lo strapotere tedesco, e con questo si realizza la costruzione dell’Unione Europea  come nuovo polo imperialista che, pur mancando di grande forza interna politica e militare, impone la logica economica-finanziaria con guida tedesca.<br />
E’ così che la stessa costruzione dell’Europolo, basata sui parametri di Maastricht, altro non rappresenta che la definizione di uno scenario di un confronto aperto e diretto dei paesi europei alla partecipazione da protagonisti a quella economia globalizzata che misura lo scontro per la definizione delle aree di influenza e di dominio delle tre ipotesi liberiste: quella statunitense, quella giapponese-asiatica e quella europea guidata dall’asse franco-tedesco .<br />
La forza di questi due paesi non deriva dalla politica ma dalla solidità dei rispettivi sistemi produttivi ; la Germania infatti, ha mantenuto un ruolo centrale dello Stato ed è tra i principali esportatori mentre la Francia, oltre a possedere un apparato militare molto aggressivo (si pensi alle guerra contro la Libia) , vede lo Stato impegnato in  molte grandi imprese.<br />
Gli intensi processi di competizione globale dell’economia a livello mondiale hanno portato, quindi, la Germania, con un asse privilegiato verso la Francia, a cercare una ipotetica soluzione dei problemi della concorrenza internazionale con la costruzione di un’area economica e monetaria incentrata sull’esigenza esportatrice del modello tedesco, con una nuova divisione internazionale del lavoro che va ad assegnare ai paesi dell’eurozona mediterranea il ruolo di importatori ed erogatori di servizi, delocalizzando il proprio sistema industriale verso i paesi dell’Est europeo per risparmiare molto sul costo del lavoro, avendo al contempo  una manodopera specializzata.<br />
Ma applicando la stessa moneta a paesi nei quali l’accumulazione del capitale si basa sulle esportazioni e a paesi strutturalmente importatori, la politica monetaria è incapace di conciliare le necessità dei primi ( a cui necessita una moneta stabile per permettere l’accumulazione a lungo termine basata sulle esportazioni) e agli altri (che richiedono svalutazioni periodiche per facilitare l’aggiustamento esterno). Alla fine, la politica applicata difenderà ovviamente gli interessi dei più forti, in questo caso dei paesi esportatori dell’Europa centrale, rispetto ai deboli paesi europei della periferia mediterranea.<br />
<strong>3.</strong>   Va detto che la politica monetaria della BCE si è impostata soprattutto sulle necessità della Germania in quanto le politiche tedesche di moderazione fiscale e salariale hanno provocato una diminuzione della domanda interna  e tutto ciò ha richiesto dei tassi di interesse bassi per non diminuirla ancora di più. Tutto ciò ha comportato un abbassamento dei tassi reali nei paesi europei periferici, contraddistinti da una inflazione strutturalmente superiore alla media europea.<br />
Lo scoppio della bolla immobiliare ha provocato perdite disastrose tra le famiglie che sono diventate insolventi e per riparare a questo sono stati necessari vari interventi dello Stato per salvare le banche da fallimenti.<br />
La diminuzione dell’occupazione e l’aumento dei costi hanno provocato enormi deficit nei bilanci statali; la perdita di fiducia dei creditori verso i paesi periferici ha fatto sì che la differenza dei rendimenti tra i titoli tedeschi e i titoli di questi paesi periferici  sia stato sempre più alto.<br />
I bassi tassi di interesse hanno avuto come conseguenza in questi paesi la crescita molto alta dell’edilizia accompagnata da aumenti salariali e dei prezzi; in Irlanda ad esempio negli anni 1998-2007 si è avuto un aumento dei prezzi delle case di oltre il 180%; in Spagna si è avuto un aumento simile; anche la produttività di questi paesi periferici è cresciuta in alcuni casi anche più della Germania ma essendo aumentati anche i salari nominali, si è persa competitività rispetto alla Germania che registrava un aumento dei salari nominali inferiore all’aumento della produttività.<br />
Da ciò si capisce chiaramente perché la Germania controlli le variabili del patto di stabilità, in quanto la sua crescita è incentrata sull’export e perché necessita il deficit dei paesi europei dell’area mediterranea, i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia , Spagna), compresa anche la Francia. Infatti l’acquisto da parte della Germania dei titoli del debito pubblico di questi paesi rappresenta una forma di investimento dell’eccedente tedesco accumulato. Insomma, il surplus della bilancia commerciale tedesca è reso redditizio dall’investimento del debito dei paesi europei con bilancia commerciale in deficit. Ed è proprio il sistema bancario tedesco che gestisce tale eccedente compreso quello di altri paesi del Nord Europa.<br />
<strong>4.</strong>    Le rendite finanziarie, a cui vanno aggiunte quelle immobiliari e di posizione, sottraggano le risorse alla produttività reale, incanalandosi soltanto in processi di accelerazione speculativa che necessariamente trovano poi il momento di esaurimento del ciclo nel rappresentarsi dello scoppio delle bolle speculative stesse.<br />
Va ricordato che il debito dello Stato, da sempre definito “debito pubblico”, è in questi ultimi tempi chiamato “debito sovrano” per un’operazione di terrorismo massmediatico rivolto ad ottenere nuovi sacrifici dai lavoratori, in particolare di quelli pubblici, in termini di ulteriori riduzioni di salario diretto, indiretto e differito in nome della difesa della sovranità per evitare i “fallimenti” degli Stati; ma il primo vero obiettivo è abbattere l’economia pubblica, il Welfare, e di attaccare  profondamente e definitivamente i diritti dei dipendenti pubblici.<br />
Quindi, oggi, creare nell’opinione pubblica l’idea che gli Stati siano sull’orlo del fallimento, significa occultare la crisi economica generale di accumulazione del sistema capitalistico, il disastro dei mercati creditizi e finanziari, creando al contempo la necessità della socializzazione delle perdite del sistema bancario attraverso il denaro delle imposte e tasse dei lavoratori e il taglio dello Stato sociale e del costo del lavoro.<br />
Si capisce chiaramente perché la campagna di terrorismo massmediatico, sul debito pubblico trasformato in debito sovrano, ha semplicemente un obiettivo politico che è ancora quello di indirizzare contro lo Stato,contro l’economia pubblica, la critica feroce della gente comune ,e allo stesso tempo salvare il sistema di impresa e bancario con la socializzazione delle perdite, a carico dello Stato e così via, liberalizzando, privatizzando, destrutturando e demolendo i diritti in primis  dei pubblici dipendenti, tagliando salari e Welfare, e infliggendo un altro duro colpo al potere di acquisto di lavoratori e pensionati.<br />
Si  pensi inoltre che  vi è un’Europa debole e divisa, un’Unione Monetaria che non è ancora né economica né politica, ed anzi  tale stretta sul debito degli Stati  ha proprio come obiettivo quello di dar giustificazione e concretezza  alla costruzione dello Stato  politico sovranazionale europeo.<br />
<strong>5.</strong>     La lettera di Mario Draghi della Banca Centrale Europea inviata al nostro Paese mostra chiaramente le linee di intervento richieste dall’Europa, meglio imposti dai potentati economico-finanziari dell’Europolo.<br />
Tra le altre cose risulta chiaro dalla lettera che ci troviamo di fronte alla nascita di una classe dirigente di stampo sovranazionale europeo; l’Europa dell’Est prima ed ora dell’Ovest, compresa anche l’Italia sono degradate ad un ruolo di secondo piano rispetto alle “grandi” potenze rappresentate da Germania e Francia. Considerando che gli Stati europei stanno via via perdendo la loro autonomia a causa dei diktat dell’Unione Europea è sicuramente contraddittorio pensare che il problema sia l’aumento del debito pubblico e non invece la perdita completa della indipendenza di ogni Stato, sapendo al contempo che  nell’Europolo circa il 60% del debito è di natura privata.<br />
E’ evidente la diversificazione delle forme di debito e come nella struttura del debito estero non sia certo la percentuale del debito governativo o sovrano quella maggiormente preoccupante. Ciò che è in atto è semplicemente lo spostamento dei debiti dai bilanci da alcuni grandi mostri bancari, assicurativi, industriali e finanziari a quelli pubblici.<br />
Si insiste sulla necessità di tagliare la spesa sociale evocando il falso problema che l’Europa in generale è un sistema in deficit, mentre invece risulta chiaro l’opposto cioè l’assenza di un debito estero europeo, anche se ciò è il risultato di partite compensatorie in cui il creditore per eccellenza, cioè la Germania insieme a qualche paese del Nord Europa, è il detentore dei titoli del debito dei PIIGS e di altri paesi fortemente indebitati.<br />
Va considerato però che vi sono  paesi  che sono fuori dalla UEM e dalla UE con elevati disavanzi e debiti pubblici come Giappone, Gran Bretagna, e Stati Uniti : ad esempio il Giappone ha un debito pubblico che supera il 200% del PIL e quello degli Stati Uniti supera il 100%, e allora perché questi paesi non subiscono attacchi speculativi come i paesi dell’eurozona?<br />
Tra le differenze esistenti va senza dubbio segnalato che mentre Giappone e Usa hanno una banca centrale che può acquistare titoli direttamente dallo Stato, stampando dollari o yen, nel caso in cui i mercati rifiutino di farlo anche se così vanno incontro ad un aumento dell’inflazione; la Banca Centrale Europea segue solo la regola della fissazione del tasso di crescita della moneta per evitare problemi di inflazione. Va detto poi che l’area dell’euro è considerata debole e incerta perché non adatta a sostenere crisi economiche che colpiscano uno o più paesi al suo interno.<br />
L’euro è servito per rinforzare i padroni esportatori dei paesi centrali dell’Europolo, cioè il polo imperialista europeo, e per indebolire la posizione commerciale e subordinare la dinamica di accumulazione nei paesi periferici del Mediterraneo alla divisione internazionale del lavoro imposta dai paesi centrali; in tal modo Portogallo, Italia, Grecia e Spagna (PIIGS con l’aggiunta dell’Irlanda) si convertono sempre più in riserve di servizi turistici e residenziali, o di servizi generali alle imprese, sottomessi ad un processo di deindustrializzazione più o meno accelerato.<br />
Per questo non si può avere una uscita dalla crisi che non pregiudichi sempre più i lavoratori, in particolare quelli pubblici,  senza modificare le regole del sistema monetario e finanziario vigente.<br />
Una via europea che in nome di un mal figurato progresso, di un liberismo sempre più selvaggio, si apre all’incontro-scontro con l’economia mondiale lasciando un sempre maggior numero di persone senza protezione, nella miseria, aumentando le diseguaglianze economico-sociali nel nome della gigantesca mistificazione europea.<br />
<strong>6.</strong>   E’in considerazione di quanto scritto in precedenza che va interpretata l’azione dell’Unione Europea, che non dotata ancora di una autonoma capacità politica, impone ai paesi deficitari le stesse regole dei piani di aggiustamento strutturale che il Fondo Monetario Internazionale. (FMI) ha applicato negli ultimi 30 anni per fare “strozzinaggio” sui paesi sud-americani e condizionarne le modalità di sviluppo, facendo così giocare ora in Europa come allora in America Latina, un ruolo centrale alle regole della Banca Mondiale oltre a quelle del FMI.<br />
L’acutizzarsi della crisi del debito degli Stati dell’Unione Europea ha fatto sì che si mettesse mano ai bilanci imponendo un continuo attacco all’economia pubblica e ai salari e diritti dei pubblici dipendenti, tagli alla spesa sociale allo scopo di sostenere le banche e le speculazioni dei privati; la caratteristica di questa fase è quella  del trasferimento  consistente  di ricchezza da una parte all’altra nelle società europee.<br />
La politica dell’austerità non è una soluzione, perché come segnalano molti analisti, la riduzione degli investimenti riduce l’accumulazione a lungo termine, e la riduzione del consumo pubblico restringe la domanda globale e pertanto la crescita a breve termine, al punto che l’aumento della disoccupazione e la chiusura delle imprese riducono la base impositiva fiscale e il problema del deficit, lontano dal correggersi, si aggrava. La politica di aggiustamento pertanto persegue il solo scopo di risolvere il problema di liquidità nel quale è caduta la Banca europea, mediante un trasferimento massiccio di redditi dai lavoratori al capitale, per via diretta con l’attacco contro le condizioni di lavoro e il salario, e per via indiretta con la riduzione dei trasferimenti sociali.<br />
L’idea di abbandonare l’Unione Economica e Monetaria della UE (UEM) e tornare alle monete nazionali del passato non può neppure questa essere considerata un’alternativa per i Paesi della periferia europea mediterranea, poiché la debolezza estrema di un’eventuale moneta nazionale di fronte al capitale finanziario globale non permetterebbe una regolazione efficace del ciclo e del cambio strutturale in questi Paesi. Quindi i paesi dell’Europolo  non hanno a disposizione strumenti economici efficaci per far fronte  alla crisi economica.<br />
Rimane pertanto alle organizzazioni conflittuali dei lavoratori di porsi  domande che hanno una forte valenza politica che si impone con superiorità rispetto a qualsiasi scelta economica.<br />
Uscire dall’euro proponendo una nuova moneta per Paesi con strutture produttive più o meno simili, sarebbe una alternativa realizzabile?<br />
Ciò permetterebbe di mantenere un margine di negoziazione con le istituzione comunitarie e con la Banca Centrale Europea?<br />
Si può creare un nuovo blocco politico istituzionale capace di realizzare un modello di accumulazione favorevole ai lavoratori ?<br />
Noi pensiamo che l’uscita dall’euro dovrebbe realizzarsi in forma concertata, in primo luogo tra i paesi della periferia mediterranea con quattro momenti intimamente relazionati  senza i quali tale processo potrebbe risultare un disastro per tutti.<br />
I quattro momenti sono: a) La determinazione di una nuova moneta comune all’Europa mediterranea (a titolo esemplificativo potremmo chiamare questa moneta “LIBERA”, cioè una moneta appunto libera dai vincoli monetari imposti nella costruzione dell’euro); b) La rideterminazione del debito nella nuova moneta dell’area periferica  (a titolo esemplificativo tale area la potremmo chiamare ALIAS. – Area Libera per l’Interscambio Alternativo Solidale) relazionata al cambio ufficiale che si stabilisce; c) Il rifiuto e azzeramento almeno di una parte consistente del debito, a partire da quello con le banche e le istituzioni finanziarie, e l’imposizione di una rinegoziazione dello stesso residuo; d) La nazionalizzazione delle banche e la stretta regolazione (incluso la proibizione momentanea) della fuoriuscita dei capitali dall’area stessa, e la nazionalizzazione dei settori strategici (energia, trasporti, telecomunicazioni,ecc.).<br />
Tutti questi elementi si devono però realizzare simultaneamente, per evitare la decapitalizzazione dell’intera regione periferica e per assumere un controllo adeguato sulle risorse disponibili per gli investimenti a  carattere sociale con un ruolo prioritario degli interessi dei lavoratori pubblici e con un rilancio di una efficiente economia pubblica.<br />
La nazionalizzazione delle banche in una situazione di insolvenza e di dipendenza dall’aiuto pubblico è anche un requisito per evitare la fuga dei capitali e per eliminare la drammatica e storica tradizione capitalistica di privatizzare i profitti e socializzare le perdite.<br />
Tutto ciò è quindi possibile solo con un serio governo di indirizzo dello sviluppo che non può prescindere dal fondamentale ed efficiente ruolo pubblico nei servizi essenziali e nei settori strategici dell’economia.<br />
Una parte del debito pubblico è il risultato dell’attuazione dei governi per appoggiare capitali locali fortemente indebitati, in primo luogo le banche però anche le imprese (a inizio del 2011 dei 4,7 mila miliardi di euro di debito esterno di Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, circa il 32% era debito sovrano governativo, 4% delle autorità monetarie, 38% delle banche, 17% di altri settori imprenditoriali e 8% debiti generati all’interno dei gruppi multinazionali). Questo intento fallito di stabilizzazione portato avanti dai governi con le risorse di tutti i cittadini deve ottenere una compensazione. La nazionalizzazione dei settori strategici delle comunicazioni, energia e trasporti non solo può essere un prezzo giusto, ma allo stesso tempo potrà portare le risorse per realizzare una strategia di rilancio produttivo a breve termine che permetta di creare le condizioni affinché milioni di disoccupati nei Paesi della periferia europea mediterranea comincino a produrre ricchezza sociale nel minor tempo possibile.<br />
<strong>7.</strong>     L’uscita dall’euro, quindi dall’Eurozona o Europolo, è un’opzione e un passo verso la soluzione dei gravi squilibri strutturali delle economie periferiche che non sono semplicemente squilibri finanziari ma son innanzitutto di carattere produttivo: una struttura di base industriale in declino, un uso eccessivo e inefficiente enorme della forza lavoro, una concentrazione scandalosa di ricchezza e di patrimonio.<br />
Con il non pagamento del debito pubblico è quindi il sistema bancario-finanziario che bisogna aggredire e danneggiare nei suoi interessi economici e politici, in tal modo si possono di conseguenza favorire gli investimenti in beni comuni, in servizi sociali, in nazionalizzazioni delle imprese dei settori strategici, aumentando di conseguenza i salari diretti, indiretti e differiti.<br />
Per le organizzazioni sindacali conflittuali e i movimenti sociali anticapitalisti, che agiscono in Europa, si tratta di acutizzare le contraddizioni contrapponendosi direttamente alle regole dei potentati dell’Europolo.<br />
La capacità di resistenza e negoziazione è molto maggiore se realizzata congiuntamente, in particolare se ci si è rafforzati strutturalmente con la nazionalizzazione delle banche e dei settori strategici. La nazionalizzazione di tali settori dovrebbe permettere di realizzare utilità attraverso usi sociali così come l’ampliamento intenso dell’accesso ai sistemi di comunicazione ed energia in particolare per quelle fasce più povere della popolazione locale e per i Paesi alleati della nuova area ALIAS in una pratica di una nuova strategia di sviluppo globale solidale, con una ripresa del protagonismo di classe che sappia aprire con le lotte vertenze su riforme strutturali che sappiano creare organizzazione di classe.<br />
Pertanto risulta imprescindibile per l’affermazione di una nuova moneta e di una politica orientata in favore dei lavoratori, contare su una nuova area fuori dalle regole dell’Europolo, uno spazio produttivo nel quale si possa stabilire una nuova divisione del lavoro basata sui principi di uno sviluppo sociale collettivo solidale e un benessere qualitativo.<br />
E’ ovvio, quindi, che tale proposta da credibile diventa realizzabile concretamente rilanciando il protagonismo nelle lotte dei lavoratori europei, ristabilendo la supremazia della politica sull’economia, trasformando così la crisi dell’Europolo in una forte ripresa di iniziativa del sindacalismo di classe, così accumulando forze nel conflitto sociale e sedimentando organizzazione di classe a partire da lotte rivendicative per riforme strutturali fondate su un programma minimo di classe ( come la ripresa della battaglia sulle 35 ore, il reddito sociale, il diritto alla casa, la fine di ogni forma di precariato, la tassazione del fattore capitale in ogni sua forma, la patrimoniale, il rafforzamento di un Welfare  universalistico per i nuovi bisogni , una adeguata pratica di difesa dei beni comuni in un’ampia ed efficiente politica di sviluppo a compatibilità socio-ambientale, ecc.); battaglie, quindi, per un programma minimo, che comunque nel rivendicare salario e diritti sia in grado di invertire i rapporti di forza nel conflitto capitale-lavoro, riconquistano così terreno di potere a favore dei lavoratori.<br />
Con questa proposta si può quindi aprire una ipotesi di dibattito e un percorso di pratica di lotte con un obiettivo diretto e raggiungibile, ma nello stesso tempo realizzare una possibilità concreta per i Sud del mondo che possano trovare nei PIIGS , e in generale nei paesi dell’area mediterranea, l’esempio di un percorso capace di sparigliare le carte del consociativismo cogestore della crisi.<br />
<strong>8.</strong>      Su questo  e altri interrogativi politico-economici su cui i sindacati di classe in Europa sono chiamati a  misurarsi sul piano teorico e della possibilità concreta  di creare mobilitazioni e percorsi di lotta sindacale e sociale, il Centro Studi CESTES-PROTEO si rende da subito disponibile per fornire il proprio contributo di studio, ricerca, elaborazione politico-economica,  auspicando confronti e intense collaborazioni con gli altri centri studi dei sindacati di classe per giungere a costituire un forte e attivo centro di ricerca di analisi-inchiesta della FSM europea.<br />
Per ribaltare la logica economico-finanziaria imperialista è assolutamente necessario un cambiamento radicale socioculturale (quello che in termini gramsciani si chiama un cambio di egemonia che modifichi il senso comune), che inverta le relazioni causali tra l’economia e la politica, come già si sta sperimentando, ad esempio nei paesi dell’area dell’ALBA. (Alleanza Bolivariana per i popoli di Nuestra America), e in particolare in Bolivia dove i movimenti sociali, di indios, i contadini, i minatori hanno determinato nuove forme di economia plurale e solidale attraverso lo strumento politico della democrazia partecipativa.<br />
Ricostruire così quella coscienza ed identità di sé del mondo del lavoro nella dimensione e nella pratica dell’internazionalismo di classe: da ciò deve derivare la decisione di avviare corsi di formazione politico-sindacali e di formazione sindacale propriamente detta come passaggio fondamentale per dare forza al progetto del sindacalismo di classe in Europa. Tale lettura è propedeutica al rafforzamento delle lotte ed ai processi di sedimentazione organizzativa in tutti i livelli ed ambiti possibili che sono, di quelle lotte, il prodotto permanente e strategico di un progetto sindacale di classe in Europa. Solo così  il pensabile può diventare praticabile poiché da subito è possibile inceppare i meccanismi di potere dei centri-polo, delle aree del sistema di dominio del modo di produzione capitalista, come sta tenacemente realizzando l’alternativa bolivariana dell’ALBA.<br />
Ciò deve necessariamente essere accompagnato dall’idea forte che solo una formazione politico-culturale complessiva può costituire  uno strumento valido per  le nuove sfide  che il sempre più aspro conflitto capitale-lavoro richiede in Europa.<br />
Un’occasione per appassionarsi a creare una opportunità di un altro mondo possibile “qui ed ora”, che dimostri che si può realizzare concretamente un diverso vivere solidale e autodeterminato attraverso percorsi di lotta di un movimento di classe realmente indipendente che si ponga strategicamente, ma con pratiche ed obiettivi tattici immediati, il fine del superamento del modo di produzione capitalista.</p>
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