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La Fornero al cimitero?

di Carlo Bertani

La vendetta arde nei loro petti; poiché i gravi torti da loro patiti spingerebbero al sanguinoso e orrendo grido di guerra anche un cadavere.

William Shakespeare – Macbeth – Scena Seconda.

Dopo l’indigestione di rabbia nei confronti di Diliberto per il suo breve colloquio con una manifestante – ma che ci poteva fare? Scappare? Spogliare la signora? Fino a prova contraria, non è ancora reato parlare con qualcuno, anche se espone uno slogan violento – oggi comincia ad affiorare qualcosa di più, ossia il motivo per il quale s’arriva a tanta rabbia.

Una delle due signore che parlavano con Diliberto, si confessa con Repubblica:

Parliamo di come ci sentiamo, della rabbia che proviamo. Non dormiamo più la notte, molti vanno avanti ad ansiolitici. Spesso ci siamo detti che non avremmo mai immaginato di provare sentimenti così forti: un tale disgusto. E odio, sì. Odio. Ma sono loro che fanno di tutto per farsi odiare. Ha visto come si presentano? Scortati, cordoni di polizia, camionette.

E aggiunge:

I reali scandinavi possono andare tra la gente in bicicletta. Se loro hanno paura è perché sanno bene quanta rabbia generano le decisioni che prendono sulla pelle della gente.

La signora con la maglietta incriminata ha un marito che si sta distruggendo – come sta succedendo a me – per l’ingiustizia subita: doveva andare in pensione nel 2012 – presumo, com’è capitato a me, che avesse già predisposto le cose, preparato la propria vita per il cambiamento, giacché non sono cose che si possono fare in pochi giorni, altrimenti si diventa degli zombi e si finisce per andare a sbirciare i lavori stradali – e invece si ritrova sul gobbo ancora anni ed anni di lavoro.

L’altra signora, invece, aveva accettato uno “scivolo” per il 2013 dalla IBM – gergo tecnico, col quale s’intende cassa integrazione o mobilità fino al maturare della pensione: non sono i lavoratori a fare queste cose, sia chiaro, ma gli imprenditori per le loro storielle di “ristrutturazioni” ed altre faccenduole, mediante le quali portano il malloppo all’estero – e adesso, con la bella pensata della Fornero, “scivolerà” nel nulla, senza stipendio e senza pensione.

La riforma Fornero sta lasciando un campo di macerie, soprattutto le macerie del cuore, perché ciò che fa più male non sono gli anni di lavoro in più: ciò che offende è la sensazione d’esser tornati – dopo anni nei quali il diritto del lavoro era, almeno, accettato – servi della gleba, sans papier, gente senza diritti.

Il governo non ritiene necessario un confronto con le parti sociali sulla previdenza”, fu il biglietto da visita di Elsa Fornero, una superprotetta del sistema bancario ed universitario (lei, il marito e la figlia), una della Casta a pieno titolo che si spacciava per “brava” perché figlia d’operai. Invece, ha finito per giocare la parte della serva dei soliti poteri forti, che impazzano dove e come vogliono, in questa landa dove la corruzione è il rito e l’ingiustizia il Diritto.

Chiedere giustizia? E a chi?

Per chi non crede nei poteri forti, su come presiedano ogni ganglio della Repubblica, su come diramino metastasi in ogni istituzione, consigliamo di leggere l’intervista a Vittorio Cecchi Gori di Malcolm Pagani, pubblicata sul Foglio.

E’ un grido di dolore: non si tratta, qui, di giudicare Cecchi Gori o di dare giudizi sulla persona, bensì di capire cosa significa la “giustizia” in Italia, ossia una roba che ti condanna finché hai vita, per poi assolverti quando sei morto o hai perso tutto.

Tutto ciò – ministro Fornero – avviene per una spinta moralizzatrice, che sappiamo essere la base per un futuro più limpido?

Basta leggere qualsiasi quotidiano in un giorno qualunque: comuni presidiati dalle mafie, mazzette a gogò, mafiosi ai domiciliari perché non sopportano il carcere (e chi ci va allegramente?!?), politici che fanno assumere parenti ed amici (beh, sappiamo che lei conosce bene queste faccende…) e, alla fine della storia, dobbiamo stare a sentire lei e Monti che blaterate di “risparmi” per salvare l’Italia? Ma chi credete di prendere per fesso? Bisogna attuare la crescita, già, bisogna fare in modo che il PIL abbia il segno più, che l’occupazione cresca. Il modello? Quello americano, ovvio, Peccato, perché i Paesi che sono meno indebitati ed hanno un’economia più solida sono proprio quelli che non accettano questa impostazione: Francia, Germania e Paesi Scandinavi, ma anche l’Argentina, il Brasile o il Canada. Tutte nazioni dove lo stato sociale è forte o è in via di rafforzamento.

Da noi, invece, si preferisce istituzionalizzare il licenziamento come toccasana economico e sociale: come se non bastasse quello che già sta capitando.

Da un lato la vicenda della OMSA (trasferita in Serbia), conosciuta da tutti per la lunga lotta delle dipendenti, ma ci sono tantissimi casi che avvengono senza che nessuno, fuori della cinta muraria cittadina, sappia nulla. Qualcuno sa del licenziamento dei 148 dipendenti della FAC, storica fabbrica di ceramica di Albisola Superiore (SV), la cui produzione – si racconta – sarà trasferita in Tunisia? E la vicenda Costa? Dopo il naufragio della Concordia e il misero fallimento della circumnavigazione del globo della Allegra, dal porto di Savona è partita una sola nave: prima, erano 2-3 la settimana. E l’indotto? Le cooperative di servizi stanno lasciando a casa centinaia di dipendenti. La sua unica risposta è l’art. 18?

Le parole di Monti sul “decreto lavoro” sono dapprima la scoperta dell’acqua calda, poi uno schiaffo che fa rimanere allibiti:

“E’ il Parlamento a decidere se farlo cadere, approvarlo in blocco o modificarlo”.

Beh, secondo la Costituzione, così dovrebbe essere, ma Monti “precisa”:

“Questa strana formula, “salvo intese” che non è uscita per assonanza con Salva Italia, significa salvo intese fra i membri del governo e il capo dello Stato”.

Cosa?!? Qui siamo alla pari con la Spagna di Franco e l’Argentina di Videla, se nessuno se n’è accorto, se non oltre. Cos’è Monti? Il “nominato” da Napolitano, solo al quale risponde?

Crediamo di capire dove, Napolitano e Monti, abbiano tratto la “linfa” per simili elucubrazioni: nella cultura latina.

All’epoca della Roma repubblicana, in caso di gravi pericoli (soprattutto guerre), il Senato poteva conferire la carica di dictator, ossia una massima autorità che aveva poteri praticamente illimitati, ma solo per un massimo di sei mesi, o prima, se la situazione era risolta (dictator seditionis sedandae causa, oppure dictator rei gerendae causa). Roma fu obbligata a ricorrere a questa norma, ad esempio, durante le Guerre Puniche, quando fu nominato dictator Quinto Fabio Massimo.

Il comportamento di questo governo, e di tutte le istituzioni, ricalca proprio l’antico concetto; peccato, perché – questi “Soloni” che hanno studiato la cultura latina sul Reader’s Digest – dimenticano una cosa: una tale norma, nell’ordinamento attuale, non esiste. Siamo fuori della Costituzione.

Mettiamo un po’ i piedi per terra, ministro Fornero, e cerchiamo di capire le ragioni della débacle italiana, perché – altrimenti – qui si va a finire molto peggio, con rischi di violenza sociale da non sottovalutare.

Intanto, a Torino hanno sparato ad un consigliere comunale dell’UDC, Alberto Musy, e nessuno sa perché: tutti escludono la pista politica. Perché? Poiché le modalità non sono quelle delle BR? E se qualcuno avesse cambiato “stile”? Per Caselli conta solo lo stile, non la sostanza.

Sarebbe lecito sapere chi è stato?

Lei afferma che i licenziamenti non saranno discriminatori? Apra il giornale e legga cos’è successo ai tre operai-sindacalisti di Melfi: la FIAT li aveva semplicemente licenziati poiché appartenenti ad un sindacato “sgradito”. Così ha sentenziato il giudice che li ha reintegrati, dando torto all’azienda: è colpa della Magistratura, come affermava sempre Berlusconi?

La ragione del collasso italiano sono da ricercare nel ferreo patto fra l’imprenditoria, la classe politica e – a tratti – le varie mafie. Negli ultimi decenni, è passato il concetto che “imprenditoria” significhi semplicemente “far soldi”. Come? Non importa, basta accumularli: da qui, è entrato in crisi il primo articolo della Costituzione, perché il lavoro ha perduto la sua funzione di base, di collante e di garanzia, nella società italiana.

Oggi, il primo articolo potrebbe essere così riformulato: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul…a scelta, arraffo, ladroneria, corruzione, nepotismo, favore…oppure tutti, ed altri ancora.

Quando la tanto vituperata Europa – siamo negli anni ’80 e ’90 – concedeva fondi per creare piccola imprenditoria diffusa, le valutazioni dei progetti furono date “in appalto” alle Regioni, le quali divisero il “malloppo” fra le Province: fu un colossale errore, la Spagna – ad esempio – mantenne una struttura centralizzata per la valutazione dei progetti. Ed uscì dall’immobilità del franchismo.

Il frutto di queste perverse pratiche è ancora infisso nel territorio, spicca nei panorami, negli squarci grandangolari italiani: le centinaia, le migliaia di capannoni abbandonati, costruiti nella logica del “prendi i soldi e scappa”. Il resto si perse nei mille rivoli della corruzione: false cooperative, false imprese, falsi appalti…personalmente, un politico ebbe il coraggio di dirmi in faccia: «Tanto, quei soldi, noi possiamo averli quando vogliamo, voi mai.»

Poi venne la stagione delle “dismissioni”: difficile affermare a quanto ammontarono le “regalie” di Stato, qualcuno afferma 160 miliardi di euro (dell’epoca!), altri meno, altri di più. Fu “dimessa” anche la Banca d’Italia, e riuscimmo a saperlo soltanto da Famiglia Cristiana: oggi, come lei ben sa, i frutti dell’emissione monetaria sono goduti dai banchieri-azionisti, ed il debito pubblico non può che lievitare continuamente.

A fronte di tutto ciò, la vostra “linea guida” è stata quella d’accaparrarvi i contributi pensionistici degli italiani: con la pensione oltre i 66 anni – e, oramai, in dirittura verso i 70 – potrete aspettarvi, statistiche alla mano, che le pensioni che effettivamente erogherete saranno almeno per la metà pensioni di reversibilità, ossia – considerando i vari “tetti” – probabilmente la metà degli esborsi precedenti. L’aspettativa di vita è intorno agli 81 anni: calcolando i contributi che incasserete nella fascia 60-70 anni, ed alle scarse pensioni che dovrete erogare nel decennio 70-80 anni, vi farete un mucchio di soldi alle sulla nostra pelle, sulle nostre vite spezzate, sulle nostre speranze perdute.

Non a caso, già Tremonti pensò bene d’abolire il consiglio d’amministrazione dell’INPS – ancora il dictator latino! – per concentrare tutto nelle mani del presidente. Poi, venne la “fusione” fra INPS, ENPAS e INPDAP, per creare un vero “colosso” della previdenza, il più ricco d’Europa. Un malloppo che non potevate farvi scappare, soprattutto perché l’INPS – per la gestione previdenziale – era già in attivo con la riforma Dini ed ancor più con quella Damiano.

Ma gli imprenditori, graziati da qualsiasi responsabilità dalle mille leggi “liberatorie” di Berlusconi, ebbero buon gioco: che mi frega, porto tutto alle Cayman e li metto in cassa integrazione! E l’INPS deve pagare. Vogliamo, per favore, credere una parola di quello che dice Marchionne? Un piano industriale il giorno? L’imprenditore del “piano on demand”?

A quel punto, la seconda mannaia: troppe case di proprietà! Tornatevene in affitto, perché così potremo taglieggiarvi meglio! Via con le nuove tasse sulla casa.

Infine, il sistema amministrativo più costoso del mondo: Stato, Regioni, Province, Comuni, Circoscrizioni e Comunità Montane. Dovevano abolire qualcosa, invece si parla sempre di nuove province. E poi: auto blu, portaborse, raccomandazioni, stipendi (e pensioni) milionari…persino il funerale, con 5.000 euro pagati dallo Stato! A noi, comuni mortali, riconoscono il 19% su una cifra massima intorno ai 1.500 euro: provate a seppellire qualcuno con 1.500 euro.

Ecco, allora, la fine della storia, che termina là dove era iniziata: dovremmo non odiarvi? Fare finta che siete giunti per salvarci? I nostri figli continuano a non trovare uno straccio di lavoro, come – o forse peggio – di prima. Rimarremo a lavorare fin quando avremo fiato: dovremmo ringraziarvi?

Mia moglie, se potesse, le caverebbe gli occhi, il giardiniere del mio vicino userebbe il piccone ma – a parte queste esternazioni – c’è in noi un odio profondo, viscerale, caustico nei vostri confronti e non lo vogliamo nascondere. Vi odiamo per la vita che ci avete fatto fare – in un Paese che potrebbe esser ricco c’avete ridotti come straccioni – e ci allungate la schiavitù a piacimento. Certo che vi odiamo! Senza nessuna mediazione, senza nessun “politically correct”, senza nessuna remora di tipo religioso: desideriamo la vostra sventura e basta. Vorremmo vederla passare sulla barca di Caronte al più presto, insieme ai vari “Mari” – Monti e Draghi – al vostro tenutario Napolitano ed insieme ai servi Berlusconi, D’Alema, Casini, Bersani, Fini…e compagnie cantante. Solo il Requiem vorremmo cantare per voi.

Sono stato chiaro? Ciò che ho scritto, è sufficientemente comprensibile? Se non lo è, un ultimo afflato: andate all’Inferno.

avatar Posted by on 26/03/2012. Filed under Diario di Bordo,Ultimi a bordo. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 Responses to La Fornero al cimitero?

  1. avatar

    durruti Rispondi

    26/03/2012 at 18:53

    Carlo, se gli italiani ancora non hanno organizzato un bel cacerolazo stile Argentina 2001 per far scappare con l’elicottero questa gentaglia (e i presupposti ci sarebbero tutti per farlo e centrare gli obiettivi) ci sono solo due motivi: o non abbiamo ancora toccato il fondo o la società è diventata talmente individualista, mafiogena e rassegnata da far scomparire ogni traccia di solidarietà e partecipazione comune.
    Io dall’esterno non riesco a capirlo, però noto che praticamente tutta la classe intellettuale è complice o codarda (il che è lo stesso di essere complici) e l’informazione e comunicazione totalmente asservita a fare da gate-keeper (espressione usata anche da Elisabetta in altro post e che condivido in pieno).
    E quando dico totalmente, intendo anche gente come Santoro, Travaglio e Gabanelli (quest’ultima probabilmente in buona fede, gli altri sono certo di no)

  2. avatar

    Elisabetta Gueli Rispondi

    27/03/2012 at 19:00

    Carlo,

    a tale riguardo ho trovato questo articolo di Orazio Licandro, che non conoscevo.
    Ne suggerisco la lettura: è così bello che vorrei averlo scritto io!
    :-D

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/corbellerie-menzogne-monti-come-marchionne/200272/

  3. avatar

    Elisabetta Gueli Rispondi

    29/03/2012 at 07:46

    Ecco sintetizzata da Ascanio Celestini la manovra Salvaitalia del governo Monti!

    http://www.youtube.com/watch?v=_zFUQ49tBR4

    “…Perché noi siamo i Poteri Forti, e per favore, cittadini, non volete mica che ricominciamo a mettere le bombe sui treni, nelle stazioni, nelle banche…”

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