L'olandese volante

Quando il bue dà del cornuto all’asino

di Carlo Bertani

 

marcegaglia pinocchio

Eravamo preparati a scontri ben peggiori: in questi anni, ci siamo sentiti dire che eravamo meglio della Germania, che la crisi non esisteva, che ci sarebbero stati milioni di posti di lavoro, che l’evasione fiscale sarebbe stata sradicata, le mafie azzerate.

Abbiamo fatto finta di credere a queste fanfaluche, puntualizzando e smascherando i tranelli e le bugie che sottendevano, ma quando s’arriva agli insulti, come ha fatto la Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il tono cambia e, con eleganza, useremo le stesse armi del nemico. Udite, udite:

Vorremmo un sindacato che lotta anche fortemente con noi per tutelare il lavoro, ma che non protegge assenteisti cronici,  ladri e chi non fa bene il proprio lavoro.”

Iniziamo dagli assenteisti cronici.

E’ quasi un mese che sono, a singhiozzo, assente dal lavoro: oggi sono a scuola, domani chissà.

Il motivo? Una semplice influenza intestinale la quale, invece di passare nell’arco dei soliti 2-3 giorni, non è più terminata: abbastanza imbarazzante, vero signora Marcegaglia? Soprattutto quando si devono fare le “corse” lasciando i ragazzi in classe.

Ci sono i rimedi, ovvio.

Solo che, passati i 60 anni, i medici – giustamente – ci vogliono vedere chiaro: allora, via con le analisi!

La prima s’arresta sul confine ligure-piemontese: è il frutto delle strombazzate ai quattro venti “riforme federaliste”.

Nella sostanza – io abito sul confine – un esame richiesto dal mio medico (Piemonte) non è “a prontuario” nella Regione Liguria: si vede che, quando i “retrorazzi” sono surriscaldati, in Liguria è prevista una semplice abluzione in acqua di mare.

Così, se ne va una settimana, nell’attesa dei (monchi) esiti delle analisi “liguri”, magari sperando che dicano qualcosa: no, le risposte sono così succinte che non c’è niente d’interessante.

Fase2: il 15 Febbraio, finalmente, consegno i campioni e mi prelevano il sangue in Piemonte, dove non c’è il mare e, dunque, non si possono risolvere ‘ste faccende con l’immersione in acqua salata della parte dolente.

Gli esiti? “Il primo Martedì dopo il 23 Febbraio” sentenzia l’infermiera…mumble, mumble…fa Martedì 28 Febbraio.

Praticamente, mezzo mese: mentre scrivo, è Mercoledì 22 Febbraio e sono a scuola con “rotolone” di carta al seguito poiché, con i famosi “tagli”, non sempre c’è carta igienica nei gabinetti degli insegnanti. Se la situazione dovesse peggiorare, le soluzioni sarebbero solo due: rimanere a casa oppure passare decisamente al pannolone.

Chissà cosa prevede la ministra Fornero per gli anni a venire, quando “voleremo” verso i 70 anni? La fleboclisi portatile? Un ricovero “in extremis” in bidelleria? Un WC chimico portatile? Chissà: la fantasia della nostra ministra – pur d’accontentare i banchieri referenti del suo capo Mario Monti – non ha limiti.

Il Preside, che m’accoglie comprensivo e un po’ preoccupato, concorda con me: una volta, in questi casi, si stava un paio di giorni in ospedale “per analisi” e tutto era risolto.

Oggi, abbiamo a disposizione anche il cosiddetto “day hospital”: entri la mattina digiuno, ti fanno tutti gli esami del caso, ecografia, elettrocardiogramma…e tutto il resto e, la sera, torni a casa con gli esiti belle e fatti. Almeno, il tuo medico sa cosa escludere e cosa includere per la diagnosi e la conseguente cura. Invece no, anche a costo di portarsi da casa la canonica coscetta di pollo bollita con il purè, in ospedale non si riesce a metter piede: il motivo?

Semplice, la disgraziata sanità italiana, campa sui ticket e sui tagli, così le Regioni sono ben foraggiate e da Milano a Bari, dal Manzanarre al Reno: Formigoni può costruirsi il “Pirellone 2” e Tarantini far soldi con le sue donnine.

E noi finiamo per essere degli assenteisti, con in più (i dipendenti pubblici) la “tassa sulla malattia” voluta da Brunetta: così, visto che sono malato, devo pagare ticket su ticket e vedermi decurtato lo stipendio.

Nel nuovo “welfare” che si prospetta, ossia qualcosa di peggio dell’attuale, si farà prima: sei malato? Ti licenziamo.

E veniamo ai ladri.

Lo sappiamo, signora Marcegaglia, ha tentato la solita retromarcia e la scusa che i giornalisti hanno “mal interpretato”, ma c’è un video che la inchioda: suvvia, proprio lei a parlare di ladri! Ci consente di sparare come sulla Croce Rossa.

Cosa ci racconta, Emma, del lontano 2003, quando suo fratello Antonio patteggiò 11 mesi di pena (sospesa) per un grave episodio di corruzione, 1 milione e 158.000 euro di tangente al manager di Enipower Lorenzo Marzocchi, per un appalto di caldaie da 127 milioni di euro? E i 500.000 euro pagati dal gruppo come sanzione pecuniaria?

Un ladro è assimilabile ad un corruttore? Se sì, per trovare almeno uno dei ladri basta telefonare in azienda.

Come dice? Un incidente di percorso? Una mela bacata e poi guarita?

Non ci sembra proprio: sembra che metà delle Procure italiane “lavorino” su storie dove la dura Emma finisce dentro come una papera in uno stagno.

Dal “cartello dei guard-rail” (sempre il fratello Antonio, ma pensa te che zuzzurellone) ai “tesoretti”, frutti di fondi neri, esportati in Svizzera…e si finisce addirittura nel turismo, alle “frequentazioni pericolose” con Massimo Caputi, indagato per riciclaggio nel settore immobiliare. Infine, dal MITA RESORT della Maddalena (109 camere e 600 posti barca, 50% Caputi/50% Marcegaglia) salta addirittura fuori un nome su tutti, quello di Guido Bertolaso, che gli assegna la Louis Vuitton Cup: per trovare i fondi a lor signori velisti di lusso, il maggiordomo sardo di Berlusconi, Ugo Cappellacci, “storna” addirittura i fondi destinati ai minatori del Sulcis.

Finito? Manco per idea.

L’altra tranche dei business nella quale i Marcegaglia sono specialisti è quella dei rifiuti tossici: indagato, questa volta, il padre Steno – in questo caso in società con Lucchini – oppure gli inceneritori costruiti nelle aree dove non era possibile a causa di vincoli ambientali e paesaggistici (chi ha dato le autorizzazioni?) oppure il “balletto” delle centrali Marcegaglia a biomasse che incassano contributi statali e finiscono per bruciare rifiuti.

Un bel quadretto, per chi gioca a guardie e ladri cercando d’impersonare il ruolo delle guardie: signora Marcegaglia, si vergogni.

Se, invece, vogliamo allargare la questione “ladri” all’intero universale dei suoi colleghi, la cosa risulta così semplice che bastano poche righe: lord e lady Guarguaglini avevano messo in piedi la più colossale truffa per creare fondi neri. Generavano società di comodo come fiori le piante di zucchine: non facevi a tempo ad individuare un “fiore” che n’erano già sbocciati altri dieci…e via con tourbillon di manager, che spostavano fondi (pubblici) da Roma a Londra, per poi farli tornare in Italia grazie allo “scudo” di Tremonti, lavati con Perlana, puliti come culetti di lattanti.

Come dice? Questi erano manager pubblici? Per caso, ricorda un certo Tanzi (privato?) che smazzava certificati miliardari di credito fotocopiati con lo scanner?

Pensa d’avere, in futuro, altre occasioni per tacere? Non se le faccia scappare, signora Marcegaglia.

E veniamo a quelli che non fanno bene il proprio lavoro.

Prima d’iniziare, le sottoponiamo una frase pronunciata da uno dei principali imprenditori tedeschi, Reinhold Wurth, uno che – partendo da una ferramenta – ha creato un impero industriale che va dai sistemi di fissaggio alla tecnologia solare:

“Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.”

Ha letto? Mo-ti-va-re. Verbo interessante, vero? Mai sentito? Lo immaginavamo.

I lavoratori italiani sono quelli che percepiscono le retribuzioni più basse d’Europa, mentre il quadro dei diritti e dei doveri che hanno di fronte è da incubo, basti pensare che hanno subito tre riforme delle pensioni in quattro anni: Damiano (2007), Sacconi (2009), Fornero (2011). Che bel quadro tranquillizzante, di sicure certezze, vero?

Per inciso, Damiano e la Fornero erano compagni di banco nell’istituto per ragionieri che frequentarono, a Torino, in anni lontani: curioso, vero?

Per quanto riguarda i contratti di lavoro, non si capisce nemmeno più se esistono: nazionali? Locali? Di categoria? Precari? A progetto? Il lavoratore italiano si sente in una botte di ferro: proprio come Attilio Regolo.

Avete scatenato una guerra dei poveri che non sapete nemmeno voi come finirà: precari contro “garantiti”, pensionati contro pensionandi, privati contro pubblici…divide et impera, pensavate…invece, come un boomerang, ogni colpo d’acceleratore della precarietà dei diritti causa non la sperata “spinta” d’adrenalina dovuta alla paura, bensì lo sconforto e la disperazione d’esser dei numeri senza futuro.

Volete sapere come s’ingegnano i ragazzi? Perché i Licei Linguistici hanno così successo? Ecco cosa m’hanno risposto i ragazzi, non le statistiche: “Al termine del Liceo saprò tre lingue: una laurea “breve” o “lunga” e poi via da questo Paese!”

Peccato che, condurli dalla Materna alla maturità costi, al contribuente, 100.000 euro che andiamo a regalare alla Germania, alla Francia, al Regno Unito, alla Spagna, agli USA…

Basta così, signora Marcegaglia: il solo pensarla mi fa venire il vomito e spero vivamente che, al più presto, la vostra classe imprenditoriale sia spedita su Marte.

Ricordo anni lontani, quando l’industria italiana produceva beni all’avanguardia: ricordo un certo Adriano Olivetti, che aveva fatto costruire le pareti dell’azienda in vetro, come quelle dell’asilo aziendale che era all’interno del verde cortile interno. La ragione? Affinché bimbi e genitori si potessero, ogni tanto, scorgere.

A quel tempo, Olivetti era il secondo produttore mondiale di processori dietro ad IBM: poi, vennero imprenditori “d’assalto” della sua razza e, oggi, in quelle finestre orbe, in quei vetri spaccati d’Ivrea, possiamo leggere il fallimento italiano.

Ricordiamo altresì imprenditori che concedevano prestiti (senza interesse) affinché i lavoratori potessero sostituire la bicicletta con una motoretta, così da arrivare più riposati al lavoro. Già, altri tempi.

Oggi, leggiamo solo un panorama di macerie: quello di un Paese che caccia dalla presidenza dell’ENEA il suo più brillante premio Nobel, Carlo Rubbia, il quale emigra anch’egli in Spagna. Un’industria automobilistica che distribuisce piani industriali come un pusher: oggi un SUV a Mirafiori, domani un’utilitaria a Pomigliano, dopodomani un furgone a Melfi…e non succede mai niente.

Siamo fuori dalle nuove tecnologie energetiche per non pestare i piedi a Scaroni, le ferrovie si sono fermate per una settimana: la causa? Mezzo metro di neve. Alitalia è costato più salvarla che venderla, ci facciamo ridere addosso perché i nostri comandanti fanno i “rasetti” alle isole.

Mentre i cinesi vanno a caccia, ovunque, di materie prime, noi seppelliamo migliaia di tonnellate di metalli pesanti nelle terre delle bufale: un tempo eravamo il giardino d’Europa, oggi siamo il monnezzaio.

Beh, signora Marcegaglia, ci siamo sbagliati: perché tutto questo astio nei suoi confronti? In fin dei conti, lei è perfetta per fare la Presidente di Confindustria in questo Paese, per regnare sulle macerie di un ex apparato produttivo: dopo, potrà sempre fare come le ex Presidenti della Camera, che fanno le vallette televisive. Oppure come le ex ballerine del Billionaire, che fanno le sottosegretarie: nell’ex Belpaese, c’è posto per tutti.

A ciascuno il suo: non lamentiamoci troppo.

URL breve: http://www.lolandesevolante.net/?p=2687

Scritto da il 24 feb 2012. Registrato sotto Diario di Bordo, Ultimi a bordo. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

1 Commento per “Quando il bue dà del cornuto all’asino”

  1. Elisabetta Gueli

    Marcegaglia ha parlato come una sgallettata. Ci si dovrebbe aspettare di più dal
    presidente di Confindustria. O no? A parte le vicende giudiziarie della sua famiglia…

    Adriano Olivetti, grande uomo e grande manager era valdese. Vorrà dire qualcosa, quanto ad etica?

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